Modificazione dello stile di vita e farmaci incretinici nella cura dell’obesità.  Ancora trascurato l’intervento psicologico. Un commento all’articolo di  Kushner e coll.

Riccardo Dalle Grave

Kushner, Chao e Wadden, in un articolo pubblicato su JAMA nel maggio 2026, analizzano il ruolo della modificazione dello stile di vita nell’era delle nuove terapie incretiniche per l’obesità, in particolare semaglutide e tirzepatide. Gli autori sottolineano come questi farmaci abbiano modificato profondamente il trattamento dell’obesità grazie alla loro capacità di ridurre l’appetito, il craving e l’introito energetico, consentendo perdite di peso significativamente superiori rispetto a quelle ottenute con i tradizionali programmi intensivi di intervento sullo stile di vita.

Uno degli aspetti più interessanti dell’articolo riguarda proprio la ridefinizione del ruolo della terapia comportamentale. Gli autori ricordano che i programmi intensivi tradizionali di modificazione dello stile di vita prevedevano numerosi incontri con professionisti sanitari — fino a 28 sessioni in 56 settimane — per ottenere risultati relativamente modesti in termini di peso corporeo (calo medio compreso tra il 5% e l’8%). Al contrario, gli studi con semaglutide e tirzepatide hanno mostrato perdite di peso molto più elevate anche con un numero nettamente inferiore di visite dedicate allo stile di vita: nello studio STEP 1, ad esempio, semaglutide, associata a sole 18 visite in 68 settimane, ha prodotto una riduzione del peso del 14,9%, mentre nello STEP 3, con 30 visite, il calo ponderale è stato del 16%, quindi non molto superiore. Inoltre, nello studio SURMOUNT-5, semaglutide e tirzepatide sono stati associati ad appena 9 visite di counseling sullo stile di vita in 72 settimane, mantenendo comunque risultati molto rilevanti sul peso corporeo.

Gli autori propongono quindi una revisione del paradigma terapeutico: non più la farmacoterapia come supporto all’intervento sullo stile di vita, bensì la modificazione dello stile di vita come complemento alla terapia farmacologica. L’articolo insiste comunque sull’importanza della consulenza nutrizionale e dell’attività fisica per preservare la massa muscolare e la salute cardiometabolica, gestire gli effetti collaterali gastrointestinali e favorire il mantenimento del peso perso.

Commento

L’articolo rappresenta un contributo importante perché documenta come le nuove terapie incretiniche stiano profondamente cambiando la cura dell’obesità. Tuttavia, nel modello proposto la dimensione psicologica del trattamento rimane poco sviluppata.

La gestione dell’obesità non può, infatti, limitarsi agli aspetti biologici, nutrizionali e motori. Molti pazienti convivono con anni di stigma legato al peso e con forme di stigma interiorizzato che influenzano l’autostima, la qualità della vita, la relazione con il corpo e la motivazione al trattamento. Un supporto psicologico può aiutare il paziente a riconoscere e affrontare questi vissuti, riducendo il rischio che il percorso terapeutico venga vissuto esclusivamente come la ricerca del “peso ideale” e della riduzione del danno medico associato all’obesità.

Sarebbe inoltre importante esplorare gli obiettivi che il paziente si pone in relazione alla perdita di peso. Non sempre tali obiettivi sono realistici o direttamente collegati alla salute: talvolta il paziente cerca nella perdita di peso una soluzione a difficoltà relazionali, sociali o identitarie. In assenza di un adeguato accompagnamento psicologico, questo può generare aspettative eccessive e successiva frustrazione.

Un ulteriore aspetto poco considerato è l’immagine corporea. Anche dopo un importante dimagrimento, molte persone continuano a sperimentare insoddisfazione per il proprio corpo o difficoltà ad accettarlo. Questo elemento può incidere sia sull’aderenza terapeutica sia sul mantenimento dei risultati nel lungo termine.

Infine, andrebbe posta maggiore attenzione alla prevenzione e alla gestione di eventuali disturbi dell’alimentazione coesistenti con l’obesità, come il disturbo da binge-eating o altri comportamenti alimentari disfunzionali. La forte focalizzazione sul peso e sul controllo dell’alimentazione, anche in presenza di farmaci molto efficaci, richiede infatti un accurato monitoraggio clinico della salute psicologica del paziente.

Le nuove terapie incretiniche rappresentano certamente un progresso rilevante, ma proprio la loro efficacia rende ancora più necessaria una presa in carico multidisciplinare che integri competenze mediche, nutrizionali e psicologiche, mantenendo al centro il benessere complessivo della persona con obesità.

Referenza

Kushner, R. F., Chao, A. M., & Wadden, T. A. (2026). Lifestyle Modification and Incretin-Based Therapy for Obesity. JAMA. https://doi.org/10.1001/jama.2026.4106