Stigma del peso interiorizzato nelle persone con obesità: i risultati di uno studio multicentrico italiano

Riccardo Dalle Grave

Le persone con obesità sono ancora frequentemente esposte a pregiudizi e stereotipi legati al peso. Possono essere considerate, per esempio, poco motivate, prive di forza di volontà o responsabili della propria condizione. Questi atteggiamenti possono manifestarsi in molti contesti della vita quotidiana, compresi la scuola, il lavoro e persino i servizi sanitari.

Ma lo stigma del peso non proviene soltanto dall’esterno. In alcune persone, i giudizi negativi presenti nella società possono essere progressivamente fatti propri e rivolti verso sé stessi. È questo il fenomeno definito stigma del peso interiorizzato.

Una persona può arrivare, per esempio, a pensare: “Non ho forza di volontà”, “Sono debole”, “Non riesco a controllarmi”, oppure a considerarsi inferiore agli altri a causa del proprio peso.

Quanto è frequente?

Un recente studio multicentrico italiano, pubblicato su Eating and Weight Disorders, ha valutato lo stigma del peso interiorizzato in 438 adulti con obesità che si erano rivolti a centri specialistici per ricevere un trattamento. Lo studio ha coinvolto sei centri clinici italiani e ha utilizzato la Weight Bias Internalization Scale (WBIS), uno degli strumenti più utilizzati per misurare questo fenomeno.

Il dato forse più rilevante è che quasi una persona su due, il 48,2%, presentava livelli elevati di stigma del peso interiorizzato.

Questo risultato suggerisce che non si tratta di un problema marginale, ma di una caratteristica clinicamente rilevante in molte persone che richiedono un trattamento per l’obesità.

Non dipende semplicemente da quanto una persona pesa

Un risultato particolarmente importante dello studio è che lo stigma del peso interiorizzato non era associato al BMI, alla circonferenza vita o al peso corporeo. Anche la maggior parte dei parametri metabolici e cardiovascolari valutati non mostrava un’associazione significativa con questo fenomeno.

In altre parole, due persone con un livello di obesità simile possono vivere il proprio peso in modo molto diverso.

Lo stigma interiorizzato sembra quindi essere maggiormente collegato a fattori psicologici e alle esperienze individuali, più che alla semplice entità dell’eccesso ponderale. Gli autori sottolineano infatti che persone con caratteristiche antropometriche simili possono presentare livelli di auto-stigmatizzazione molto differenti.

Il legame con i problemi alimentari

Lo studio ha trovato una forte associazione tra stigma del peso interiorizzato e psicopatologia del disturbo dell’alimentazione.

Le persone con livelli più elevati di stigma interiorizzato riportavano maggiori:

  • preoccupazioni per l’alimentazione;
  • preoccupazioni per il peso;
  • preoccupazioni per la forma del corpo;
  • restrizione alimentare.

Il punteggio globale dell’Eating Disorder Examination Questionnaire (EDE-Q) era significativamente più elevato nelle persone con maggiore stigma interiorizzato.

Inoltre, nel gruppo con livelli elevati di stigma erano più frequenti episodi di abbuffata oggettiva, uso improprio di lassativi ed esercizio fisico eccessivo.

Questi risultati sono importanti perché mostrano come lo stigma del peso possa intrecciarsi con atteggiamenti e comportamenti alimentari problematici.

Anche il benessere psicologico è coinvolto

Lo stigma interiorizzato non era associato soltanto ai problemi alimentari.

Le persone con livelli più elevati presentavano anche  una maggiore sofferenza psicologica e una peggiore qualità della vita mentale. Nelle analisi statistiche, la psicopatologia alimentare e il funzionamento psicologico rimanevano associati allo stigma interiorizzato anche quando considerate contemporaneamente ad altre variabili cliniche.

Lo studio ha inoltre osservato livelli di stigma interiorizzato mediamente più elevati nelle donne e nelle persone più giovani, anche se molte delle differenze individuali non possono essere spiegate semplicemente in base al sesso o all’età.

Stigma interiorizzato e aspettative di perdita di peso

Un altro dato interessante riguarda le aspettative. Le persone con maggiore stigma interiorizzato desideravano perdere, nei 12 mesi successivi, una percentuale di peso significativamente maggiore rispetto a quelle con livelli più bassi di stigma.

Gli autori sottolineano che lo studio, essendo trasversale, non consente di stabilire un rapporto di causa-effetto. Non è quindi possibile affermare che lo stigma produca aspettative irrealistiche, né viceversa.

Il risultato suggerisce però un possibile meccanismo clinicamente rilevante: una persona che attribuisce al proprio peso un significato fortemente negativo potrebbe investire maggiormente nella perdita di peso e porsi obiettivi particolarmente ambiziosi. Questa ipotesi dovrà essere verificata tramite studi longitudinali.

Perché è importante riconoscere lo stigma del peso interiorizzato

Questi dati hanno una importante conseguenza pratica. Nel trattamento dell’obesità non è sufficiente valutare soltanto il peso, il BMI, la circonferenza della vita o i parametri metabolici. È utile comprendere anche come la persona interpreta il proprio peso e quanto i giudizi negativi legati al peso siano diventati parte del modo in cui valuta sé stessa.

Gli autori dello studio suggeriscono che lo stigma interiorizzato dovrebbe essere valutato sistematicamente nelle persone che richiedono un trattamento per l’obesità.

Allo stesso tempo, è importante mantenere la prudenza: attualmente le evidenze sugli interventi specificamente efficaci nel ridurre lo stigma del peso interiorizzato nelle persone con obesità sono ancora limitate. Sono quindi necessari ulteriori studi per individuare le strategie psicologiche più efficaci.

Un cambiamento importante nel modo di affrontare l’obesità

Considerare lo stigma del peso significa anche superare l’idea semplicistica secondo cui il peso corporeo dipenderebbe esclusivamente dalla volontà individuale. L’obesità è una condizione complessa e multifattoriale. Attribuire alla persona una responsabilità morale per il proprio peso può aumentare la vergogna e l’autocritica senza necessariamente favorire comportamenti più salutari. Lo stigma può, al contrario, diventare parte del problema.

Per questo, un trattamento moderno dell’obesità dovrebbe occuparsi non soltanto della salute fisica e della gestione del peso, ma anche delle preoccupazioni relative all’alimentazione, al peso e alla forma del corpo, della sofferenza psicologica e dell’eventuale presenza di stigma interiorizzato.

In sintesi

Il nuovo studio italiano mostra che quasi la metà delle persone con obesità che richiedono un trattamento presenta elevati livelli di stigma del peso interiorizzato. Questo fenomeno non sembra dipendere soltanto dal BMI, ma è strettamente associato alla psicopatologia alimentare, al disagio psicologico e a una peggiore qualità della vita mentale.

Riconoscere e valutare lo stigma interiorizzato può quindi rappresentare un elemento importante di una presa in carico dell’obesità realmente multidisciplinare e centrata sulla persona.

Riferimento

Calugi S, Colangeli L, Ciammariconi A, et al. Internalized weight stigma and associated clinical features in treatment-seeking adults with obesity: a multicenter Italian study. Eating and Weight Disorders. 2026. 10.1007/s40519-026-01910-z