La qualità degli studi randomizzati e controllati nella prevenzione dei disturbi dell’alimentazione

A cura di: Selvaggia Sermattei – AIDAP Firenze e Empoli

Nel campo della prevenzione dei disturbi dell’alimentazione sono stati condotti numerosi studi randomizzati e controllati (RCT). Gli RCT pur rappresentando il metodo di ricerca migliore per ottenere risultati affidabili, possono essere soggetti a difetti metodologici ed è perciò richiesto un approccio critico alla loro interpretazione. Infatti, alcune revisioni sistematiche hanno messo in luce che la maggior parte degli RCT nella prevenzione dei disturbi dell’alimentazione non rispetta gli standard di qualità stabiliti dalle attuali linee guida ed ha ricevuto una valutazione di qualità da “scarsa” a “moderata”.

Sulla base di questi dati, uno studio condotto da Watson e collaboratori (2017) ha lo scopo di valutare la qualità degli RCT sulla prevenzione dei DA e identificare gli indicatori di una più alta valutazione di qualità.  Gli autori hanno ipotizzato che una maggiore qualità si associasse positivamente con: (i) l’anno di pubblicazione dello studio, (ii) la numerosità del campione, (iii) il numero degli autori e (iv) l’indicizzazione su PubMed.

Sono stati inclusi nella ricerca gli studi presenti sui principali motori di ricerca della letteratura scientifica che fino a gennaio 2016 rispettavano i seguenti criteri di inclusione: testare un programma di prevenzione per i disturbi dell’alimentazione ed avere un disegno sperimentale randomizzato e controllato.

La qualità degli RCT è stata valutata attraverso la Quality Rating Scale (QRS) adattata per studi sulla prevenzione e un punteggio di almeno i due terzi del punteggio totale (>67%) è stato identificato come soglia di “alta” qualità.

Fra oltre 12mila studi individuati, 96 hanno soddisfatto i criteri di inclusione e sono stati inseriti nella ricerca, per un totale di 15350 partecipanti (91% femmine; età media 17 anni).

Di questi 96 studi la maggior parte hanno testato programmi di prevenzione basati sulla dissonanza cognitiva (27%), seguiti da interventi di terapia cognitivo comportamentale (22%), di alfabetizzazione sui media (11%), di psicoeducazione (16%) e di educazione sul peso salutare (9%).

I risultati indicano un punteggio medio della QRS del 62% (DS=13%) suggerendo che nel complesso molti studi non hanno soddisfatto gli standard di qualità.

In particolare, il 94% degli RCT non ha usato una sequenza di allocazione casuale ai bracci di intervento, l’85% non ha riportato il calcolo della potenza statistica, l’80% non ha incluso una valutazione della significatività clinica. Inoltre, la dimensione del campione è stata giudicata inadeguata (n<50) nel 64% degli RCT, moderata (n da 50 a 100) nell’11%, e grande (n>100) o giustificata da calcoli di potenza appropriati solo nel 25% degli RCT. La durata degli studi, incluso il follow-up, è stata valutata come troppo breve (intervento < di 8 sessioni) nel 48% degli RCT, ragionevole (intervento di almeno 8 sessioni e follow-up assente o < di 6 mesi) nel 18% e sufficientemente lunga (follow-up > di 6 mesi) nel 34% degli RCT. Più della metà degli studi (55%) non ha utilizzato un’analisi intent-to-treat, cioè non ha incluso nei risultati tutti i partecipanti randomizzati allo studio. La valutazione della compliance agli interventi (cioè, la percentuale delle sessioni frequentate) non è stata eseguita o non riportata nel 50% degli RCT. Di 19 studi che hanno avuto esiti clinici, il valutatore dell’esito all’intervento non è stato in cieco per il 74% degli RCT.

I criteri di qualità, che sono stati generalmente ben eseguiti e hanno ricevuto un punteggio ottimale, hanno riguardato l’inclusione del tasso di drop-out (77%), la presenza di conclusioni giustificate (77%) o parzialmente giustificate (21%) dai risultati dello studio, la specificazione dello scopo dello studio e l’ipotesi a priori degli esiti (80%), la specificazione dei criteri di inclusione (89%), delle misure di esito o l’utilizzo di strumenti validati (92%). Nel complesso circa un terzo degli studi (32%, n=31) è stato classificato di “alta” qualità mentre i due terzi di “bassa” qualità.

Come ipotizzato dagli autori, il punteggio QRS si è associato positivamente e significativamente all’anno di pubblicazione, all’ampiezza del campione, al numero degli autori e all’indicizzazione su PUbMed.

Questi risultati identificano diverse debolezze metodologiche e al tempo stesso suggeriscono la direzione futura per ottenere un miglioramento della qualità degli RCT nel campo della prevenzione dei DA. Infatti, la scarsa qualità degli studi può compromettere l’affidabilità dei risultati e la possibilità di interventi che abbiano una solida evidenza scientifica e quindi ridurre la possibilità di beneficio dell’intervento sulla popolazione target.

Secondo gli autori, le attuali linee guida sugli standard di qualità degli RCT, per quanto possano presentare dei limiti (relativi al fatto che spesso sono progettate per interventi di terapia e non di prevenzione) possono comunque essere un valido riferimento e dovrebbero essere sempre seguite dai ricercatori. Per questo, gli autori auspicano che studi futuri possano comprendere di routine analisi della potenza statistica, analisi intent-to-treat, maggiore numerosità dei campioni, follow-up più lunghi, valutatori in cieco, analisi della significatività clinica, dati sulla compliance agli interventi e specificazione dei criteri di esclusione.

In sintesi, aderendo alle linee guida di qualità l’interpretabilità dei risultati potrà migliorare e ciò contribuirà al raggiungimento dell’obiettivo finale di trovare inverti efficaci di prevenzione dei disturbi dell’alimentazione.

 

Fonte: Watson, H. J., Goodman, E. L., McLagan, N. B., Joyce, T., French, E., Willan, V., & Egan, S. J. (2017). Quality of randomized controlled trials in eating disorder prevention. International Journal of Eating Disorders, 50(5), 459-470.

 

Print Friendly, PDF & Email