L’associazione fra il mantenimento del peso e l’aderenza alla dieta, la perdita di peso e la soddisfazione per il peso perso, misurate seduta per seduta

Fonte: Selvaggia Sermattei AIDAP Empoli e Firenze

Ad oggi, il mantenimento del peso a lungo termine dopo una perdita di peso, rappresenta una vera sfida nel trattamento dell’obesità. La ricerca esistente ha individuato alcuni fattori che sembrano essere predittori indipendenti del mantenimento del peso, tra cui l’entità del peso perso, la soddisfazione per il peso e l’aderenza alla dieta. Purtroppo, questi studi presentano il grande limite di aver valutato la soddisfazione per il peso, una variabile cognitiva dinamica e fluttuante nel tempo, solo retrospettivamente, alla fine di una fase di perdita di peso o in una successiva fase di mantenimento. Una valutazione prospettica, seduta per seduta, potrebbe invece risultare più appropriata e fornire una visione più chiara dei fattori determinanti della soddisfazione, e chiarire la sua influenza causale sulle successive decisioni comportamentali prese dai pazienti.

Alla luce di queste considerazioni l’obiettivo di un recente studio svolto dal gruppo di ricerca della Casa di Cura Villa Garda, è stato valutare l’associazione tra il mantenimento del peso perso, misurato sei mesi dopo la fine della fase di perdita di peso, e l’aderenza alla dieta, la soddisfazione per il peso perso e l’entità del peso perso, tutte misurate seduta per seduta durante la fase di perdita di peso. A tal fine, è stata effettuata un’analisi secondaria su 88 soggetti con obesità (di classe II e III) arruolati in una sperimentazione clinica randomizzata per confrontare due tipi di dieta ipocalorica [alto contenuto di proteine (HPD) vs alto contenuto di carboidrati (HCD)] combinate con una terapia cognitivo comportamentale (CBT).

Il trattamento è stato comprensivo di due fasi: la fase di perdita di peso (con 3 settimane di trattamento ospedaliero e 24 settimane di trattamento ambulatoriale) e la fase di mantenimento del peso (altre 24 settimane di trattamento ambulatoriale). La terapia proposta, per la componente comportamentale, era basata sui principi del programma LEARN per il controllo del peso e, per la componente cognitiva, sulla CBT per l’obesità sviluppata da Cooper e collaboratori (2003).

Per quanto riguarda le misure di esito, è stato calcolato l’Indice di Massa Corporea, il primo e l’ultimo giorno di ricovero e ad ogni seduta del trattamento ambulatoriale. Durante ogni seduta individuale della fase di perdita di peso, ai pazienti è stato chiesto di valutare la loro soddisfazione in termini di perdita di peso su una scala Likert da 0 (per nulla soddisfatto) a 10 (estremamente soddisfatto). L’aderenza alla dieta (HPD o HCD) è stata valutata ad ogni seduta da una dietista su una scala Likert da 0 (bassa aderenza) a 4 (aderenza completa) utilizzando una checklist predefinita e l’analisi dei diari alimentari.

Nelle analisi statistiche, i pazienti sono stati divisi in due gruppi come segue: i “Maintainers”, definiti come i pazienti che hanno mantenuto una perdita di peso ≥ 10% del peso corporeo iniziale alla fine della fase di perdita di peso, e i “Regainers”, coloro che a sei mesi non hanno mantenuto tale percentuale di perdita di peso.

Il campione finale era costituito da 58 partecipanti, di età media di 46.1 (SD = 11,5) anni e con peso corporeo medio di 130,7 (DS = 24,5) kg (media BMI, 46,2 ± 6,4 kg/m2). I risultati indicano che i pazienti di entrambi i gruppi (HPD e HCD) hanno perso una media di circa il 4% del loro peso iniziale alla fine del trattamento ospedaliero (corrispondente alla settimana 3), e circa il 16% alla fine della fase di perdita di peso (corrispondente alla settimana 27). L’assenza di differenze significative ha permesso di non considerare l’appartenenza ad un gruppo o all’altro nelle analisi successive.

A sei mesi di follow-up, il 77,6% dei partecipanti sono stati classificati come “Maintainers” e il 22,4% come “Regainers”; questi due gruppi hanno mostrato simili caratteristiche demografiche e cliniche in basale. Tuttavia, durante la fase di perdita di peso i “Maintainers” hanno perso il 17,8% del loro peso corporeo iniziale, rispetto ai “Regainers” che hanno perso solo il 13,6%. Per quanto riguarda le tre variabili considerate misurate seduta per seduta, si evidenzia un calo significativo nei “Regainers” (rispetto ai “Mainteiners”) nell’aderenza alla dieta dalla seduta 4 (corrispondente alla settimana 11 della fase di perdita di peso), nella perdita di peso dalla seduta 5 (corrispondente alla settimana 15 della fase di perdita di peso) e nella soddisfazione per la perdita di peso dalla seduta 6 (corrispondente alla settimana 19 della fase di perdita di peso).

Inoltre, i dati mostrano che la soglia ottimale di soddisfazione per la perdita di peso (misurata alla seduta 6) capace discriminare fra “Regainers” e “Maintainers”, corrisponde ad un valore di punteggio di soddisfazione di 8 sulla scala Likert. Questo indica che i pazienti che avevano riportato un valore uguale o inferiore a 7 nella soddisfazione per la perdita di peso dopo circa 5 mesi di trattamento avevano meno probabilità di mantenere il peso perso.

Gli autori commentano i risultati affermando che sia l’aderenza alla dieta dopo 11 settimane dall’inizio della perdita di peso, che la perdita di peso misurata dopo 15 settimane predicono il mantenimento del peso e suggeriscono quindi di considerare tali variabili come potenziali e precoci indicatori di fallimento del trattamento per la perdita di peso. Inoltre, sebbene non sia chiaro quanto la riduzione della soddisfazione per la perdita di peso sia legata alla ridotta aderenza alla dieta e al calo nella perdita di peso, un punteggio limite di 7 o inferiore su una semplice scala Likert di soddisfazione (da 0 a 10) dopo 19 settimane ha identificato con successo quegli individui nel campione che non avrebbero mantenuto il peso perso. Sfortunatamente, lo studio non consente di far luce sui meccanismi attraverso cui il mantenimento del peso è influenzato negativamente dalla ridotta aderenza alla dieta, dalla diminuzione del calo ponderale e dalla diminuzione della soddisfazione per il peso perso. Tuttavia, gli autori ipotizzano che la riduzione della percentuale di perdita di peso, prodotta da una ridotta aderenza alla dieta, possa innescare un abbassamento della soddisfazione creando così un circolo vizioso in cui le persone con obesità diminuiscono ulteriormente i loro sforzi per controllare l’alimentazione e, di conseguenza, falliscono nell’impegnarsi in comportamenti efficaci di controllo del peso a lungo termine. Questo potrebbe essere influenzato da una progressiva erosione della credenza che possano essere capaci di controllare il loro peso corporeo in risposta alla riduzione di percentuale di perdita di peso oppure dall’essere insoddisfatti dei risultati raggiunti e dalla consapevolezza che non riusciranno a raggiungere né il loro obiettivo di peso né altri obiettivi associati.

In conclusione, lo studio suggerisce che una riduzione dell’aderenza alla dieta, un calo della percentuale di perdita di peso e un peggioramento della soddisfazione per il peso perso (pt <7 su una scala Likert 0-10) tre-quattro mesi dopo l’inizio di un trattamento, dovrebbe allertare i clinici sulla possibilità che i pazienti non riescano a mantenere a sei mesi il peso perso e quindi poter rispondere prontamente ed efficacemente ai “cambiamenti improvvisi” in ogni fase del processo terapeutico al fine di migliorare i benefici a lungo termine.

 

Fonte: Calugi, S., Marchesini, G., El Ghoch, M., Gavasso, I., & Dalle Grave, R. (2018). The association between weight maintenance and session-by-session diet adherence, weight loss and weight-loss satisfaction. Eating and Weight Disorders-Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity, 1-7.

 

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