Il trattamento combinato dell’obesità e della depressione clinica: una strategia possibile?

Riccardo Dalle Grave

La depressione clinica è frequente nelle persone con obesità di Classe II e III ed entrambe le condizioni sono associate in modo indipendente con un’aumentata incidenza della malattie cardiovascolari (CVD) e della mortalità per le MCV. Per tale motivo la coesistenza di depressione e obesità grave è una situazione particolarmente perniciosa.
Numerosi studi hanno dimostrato che una perdita di peso dal 5% al 10% si associa alla riduzione di numerosi fattori di rischio CVD, ma nei trial randomizzati e controllati la presenza di depressione clinica ha quasi sempre rappresentato un criterio di esclusione. Il risultato di questa pratica è che oggi le persone con obesità e depressione clinica coesistente non hanno opzioni evidence-based di trattamento. Inoltre, questa scelta non ha permesso di sapere quali sono gli effetti del trattamento comportamentale di perdita di peso in questo gruppo di persone. Alcuni studi, condotti primariamente in campioni di persone non depresse con la terapia comportamentale di perdita di peso hanno osservato un positivo effetto del trattamento sia sul calo di peso sia sul tono dell’umore, ma quasi nessuno studio si è focalizzato in modo specifico su individui affetti da obesità e depressione clinica coesistente.
Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Obesity condotto da gruppo di Philadelphia di Thomas Wadden ha testato se un trattamento combinato, mirato contemporaneamente a trattare l’obesità e la depressione clinica, avrebbe prodotto maggiori miglioramenti in termini di calo di peso e miglioramento del tono dell’umore e dei fattori di rischio CVD, rispetto ai trattamenti mirati alla singola condizione.
Settantasei partecipanti con obesità e depressione clinica maggiore sono stati assegnati in modo casuale a uno dei seguenti trattamenti: (i) terapia comportamentale di perdita di peso (BWC); (ii) terapia cognitivo comportamentale per la depressione basata sulla terapia di Beck (CBT-D); (iii) BWC in combinazione con CBT-D (Combined). I criteri di inclusione erano età tra 18 e 70 anni con un indice di massa corporea (IMC) tra 27 e 45 kg/m2 e la presenza di almeno due fattori di rischio CVD. I criteri di esclusione includevano l’uso (negli ultimi 3 mesi) di antidepressivi triciclici, inibitori delle monoaminossidasi, stabilizzatori dell’umore, farmaci antipsicotici o qualsiasi altro farmaco noto per influenzare significativamente il peso. I partecipanti a dosi stabili di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (ad eccezione della paroxetina) negli ultimi tre mesi sono stati considerati eleggibili. Ai partecipanti sono state fornite 18 sedute di trattamento di gruppo per 20 settimane. I punteggi sul tono dell’umore, calcolati con l’Hamilton Depression Rating Scale (HDRS), il peso corporeo e i fattori di rischio CVD sono stati valutati al basale e alle settimane 8 e 20, con una visita di follow-up alla settimana 46.
Alla settimana 20, i partecipanti allocati al trattamento combinato hanno perso significativamente (P <0,02) più peso (5,2% ± 1,2%) rispetto a quelli assegnati alla CBT-D (0,8% ± 1,3%), con valori comparabili a quelli trattati con la BWC (3,5% ± 1,3 %). I punteggi della depressione sono diminuiti significativamente rispetto ai livelli basali in ciascun gruppo, senza differenze significative tra i gruppi. Tutti e tre i gruppi hanno mostrato miglioramenti significativi nel rischio di CVD a 10 anni, senza differenze significative tra i gruppi. I gruppi non hanno però mostrato differenze significative in nessuna di queste misure alla settimana 46, con un calo di peso medio rispetto al basale del 2,6%, 1,8% e 3,3% ± 1.5% nei gruppi Combined, CBT‐D e BWC, rispettivamente: un dato che evidenzia un maggiore recupero di peso nel gruppo combinato.

Un’analisi secondaria ha però evidenziato che i partecipanti in remissione dalla depressione hanno perso più peso a sei mesi rispetto a quelli non in depressione, indipendentemente dal gruppo a cui sono stati allocati. Questo dato solleva due possibilità: (i) i sintomi attivi di depressione possono interferire con la perdita di peso; (ii) la perdita di peso ha une effetto benefico sul tono dell’umore. Se la prima possibilità è vera, può essere consigliabile trattare la depressione prima del trattamento di perdita di peso, specialmente nei pazienti con sintomi che possono rappresentare un ostacolo alla perdita di peso (ad esempio, bassa energia, anedonia e disperazione)
In conclusione risultati suggeriscono che le persone con depressione clinica e obesità possono perdere quantità clinicamente significative di peso a breve termine con la BWC (sebbene inferiori a quelli ottenuti in soggetti non depressi che mediamente perdono più del 7% del peso). Inoltre, l’aggiunta della terapia cognitiva per la depressione alla BWC non aumenta la perdita di peso né migliora ulteriormente i sintomi della depressione rispetto alla sola BWC. Prima però di fornire solide indicazioni cliniche sono necessari trial randomizzati e controllati di maggiori dimensioni

Fonte: Faulconbridge, L. F., Driscoll, C. F., Hopkins, C. M., Bailer Benforado, B., Bishop‐Gilyard, C., Carvajal, R., Berkowitz, R. I., DeRubeis, R. and Wadden, T. A. (2018), Combined Treatment for Obesity and Depression: A Pilot Study. Obesity, 26: 1144-1152. doi:10.1002/oby.22209

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