Nutrition fake: gli inganni delle diete al tempo dei social

A cura di  Francesco Jarrera

UOL AIDAP Olivieri (ME)

 

Nel 1864 appare per la prima volta il termine “Diet Industry”, per definire iniziative commerciali che propongono soluzioni e programmi per perdere peso, fraudolenti e dannosi: franchising del dimagrimento, libri di diete speciali, integratori alimentari, intolleranze, diete dei gruppi sanguigni. Si tratta di proposte veicolate con messaggi simili: “È infallibile”, “Milioni di persone ci sono già riuscite”, “Non servono sacrifici”, “È sano e naturale”.

Agevolato dalla democratizzazione di internet e dei social il sistema è ormai virale, dando vita alle “Nutrition fake”: un vero e proprio bombardamento social di false notizie su alimentazione e perdita di peso cui nessuno può sottrarsi.

Il processo è ben collaudato: siti web pubblicano novità imperdibili sul dimagrimento e i social ne aumentano la visibilità e la condivisione, amplificandone il loro effetto. I dati indicano che l’efficacia è garantita: il 70% degli italiani si informa attraverso internet, Facebook o Twitter e il 62% considera le informazioni in rete “complete, accurate ed equilibrate”.

A dare maggiore credibilità alle Nutrition fake si è aggiunto un nuovo sistema di vendita e divulgazione tramite profili che propongono e vendono salute e soluzioni per perdere peso. Sono i nuovi cyber criminali: uomini e donne che sfruttano i loro titoli e la loro visibilità sul web per fare “proselitismo”, spesso agevolati dal rapporto di fiducia già esistente i loro “amici-follower-pazienti”. Le loro pubblicazioni, insieme alle foto del prima e del dopo – talvolta artefatte e non rappresentative di una situazione realistica – magnificano la loro efficacia.

Le statistiche indicano che circa il 50% delle persone con eccesso di peso ha fatto ricorso a prodotti e sistemi dimagranti che promettevano una perdita di peso senza il bisogno di mangiare di meno; allo stesso tempo il 90% di coloro che li hanno sperimentati li definisce inefficaci. Questi risultati sono chiari: siamo di fronte ad un inganno colossale che coinvolge quotidianamente milioni di persone e la loro salute.

Il giro d’affari è colossale: 55 miliardi di dollari a livello mondiale, con un mercato che non accenna a ridursi, alimentato da un ambiente che favorisce l’obesità e da una pressione sociale che vuole tutti più magri e snelli. Una ricerca condotta dalla Yale University sostiene che le persone sono disposte a sacrificare risorse, denaro e persino anni di vita pur di ridurre il proprio peso.

Il problema è serio: un’analisi giornalistica ha dichiarato che le Nutrition fake hanno un impatto maggiore sui comportamenti alimentari rispetto a notizie dello stesso ambito ma con evidenza scientifica. Se considerate che digitando su Google le parole “perdere peso” le prime dieci voci riconducono a siti di Nutrition fake sarà più chiaro quanto certe notizie rischino di invertire il vero con il falso.

Stiamo assistendo ad una deriva antiscientifica che mira a dissuadere dalla necessità di promuovere protocolli di efficacia dimostrata e dimostrabile a favore di una neopseudoscienza presentata come soggettiva, emozionale e contro-fattuale. Noi uomini di scienza, specialisti della nutrizione, ci siamo prestati e ci prestiamo a queste teorie: non è raro imbattersi in professionisti abilitati che vendono intolleranze, sostengono i digiuni o propongono diete del DNA. Peraltro, nemmeno il ricorso alla semplice prescrizione dietetica può considerarsi una soluzione vera, visto che non tiene conto della estrema complessità dei fattori che ruotano intorno all’alimentazione e alla modificazione comportamentale. In altre parole, uno specialista che ritiene di risolvere l’eccesso di peso prescrivendo la propria dieta, sta promuovendo una Nutrition fake.

È cessato il mito della razionalità cristallina, dove se una teoria si scontra con un fatto, si cambia la teoria e non si sminuisce il fatto.  Ora bisogna fare i conti con il fantastico e persino con il metafisico.

Le conseguenze

Le Nutrition fake sono un attentato alla salute pubblica e individuale e a pagarne le conseguenze più gravi sono i pazienti. Affidarsi a questi sistemi non li aiuterà a risolvere il problema, innescando un circolo vizioso in cui sfiducia e senso di fallimento li indurrà, in estremo, a rinunciare ad intraprendere modelli di cura più efficaci e sicuri, accentuando il rischio di patologie correlate all’eccesso di peso, con un aumento del costo economico personale e del Sistema Sanitario Nazionale.

Inoltre, le strategie di marketing di questi prodotti si riferiscono al problema peso come scelta personale, trasmettendo immagini e slogan che legano al dimagrimento la chiave per avere successo nella società. È un sistema che preme sul senso di colpa e sulla paura, danneggiando l’autostima delle persone con eccesso di peso e perpetuano stereotipi negativi.

Soluzioni

In nessun altro campo della medicina esistono simili truffe. I Cyber criminali delle Nutrition fake dovrebbero essere accusati di “circonvenzione di inesperto”, poiché nel vendere salute sottobanco vi è un abuso dei bisogni e della non competenza, al fine di procurarsi un profitto, creando un danno. In realtà, a parte qualche ammenda alle industrie del settore, non fa altro.

Sono state proposte leggi che vietino la pubblicità di prodotti dietetici per radio e televisione. Altre che impongano alle aziende di apporre etichette di avvertimento per la salute sui prodotti di perdita di peso. Di tanto in tanto l’anti trust infligge sanzioni di alcune migliaia di euro per slogan ingannevoli ad aziende che fatturano milioni di dollari, ricordando la favola della formica che vuole fermare un elefante.

Anche Google e Facebook hanno annunciato misure per arginare i messaggeri di Fake.

Bisognerebbe interrogarsi seriamente sul perché in ambito nutrizionale sia così facile imbattersi in truffatori, maghi e pataccari mentre nessuno propone terapie “alternative” per l’infarto miocardico e la cardiopatia ischemica, per il diabete, la cirrosi epatica o l’Alzheimer, il Parkinson o per qualsiasi altra diffusa patologia cronica.

In attesa che qualcosa accada occorre fare di necessità virtù e confrontarsi con il concreto.

Non esiste un tribunale della verità scientifica, né un algoritmo che consenta di discriminare tra vero e falso. Non serve a nulla appellarsi ai fatti e all’obiettività e alla scienza. In attesa che si trovino dei sistemi per contrastare la disinformazione, tocca agli specialisti divulgare il più possibile informazioni dentro cui annegarla.

È necessario confrontarsi con la nuova realtà, sospesa tra condivisione sociale, strategie di marketing e leva emotiva, che genera illusioni e business. Bisogna capire che non si tratta di eccezionali e temporanee deviazioni dal flusso della verità scientifica ma di un’ideologia radicata e strutturale dell’ambito nutrizionale, dove il fantastico ha superato il reale e lo scientifico.

È doveroso che i professionisti si impegnino maggiormente con la stampa popolare, senza lasciare questi spazi a fenomeni virali come Mehmet Oz, Andrew Weil, Lemme o Wanna Marchi, liberi di diffondere disinformazioni e pregiudizi sul peso. Accademici, medici e gli altri professionisti devono inviare articoli a giornali di glamour, gossip, scrivere su blog e usare di più i social, comparire nei talk show, bilanciando informazioni basate sull’evidenza e una comunicazione comprensibile. Le persone desiderano informazioni nutrizionali e usano la comodità dei mezzi popolari per riceverle.

Tutte le categorie coinvolte devono far fronte congiuntamente, creando delle commissioni interassociative che seguano una linea di intervento comune, sostituendola alle iniziative personali e parossistiche.

È in corso una vera battaglia fra il sapere e il teorizzato e non possiamo esimerci dallo schierarci compatti dalla parte della scienza. Ogni professionista deve affidarsi alle evidenze rifiutando categoricamente ogni coinvolgimento ad attività che si allontanino da esse. Non si tratta di integralismo intellettuale, ma piuttosto di una forma di garanzia per noi e per i nostri pazienti. È il rispetto che dobbiamo alla nostra provenienza e alla nostra formazione, basata sul metodo scientifico che da Galileo in poi ci ha garantito un costante miglioramento della vita.

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