Congresso nazionale AIDAP 2017: L’AIDAP è il riferimento nazionale per la conoscenza e la diffusione delle terapie evidence-based per i disturbi dell’alimentazione

A cura di Francesco Iarrera

Responsabile UOL AIDAP Olivieri

Il congresso nazionale AIDAP 2017 è stato incentrato sulle strategie da applicare per potenziare gli approcci terapeutici nei disturbi dell’alimentazione. Ad aprire i lavori il Prof. Waller, autorità di livello mondiale, autore di numerose ricerche sul tema.

Il professore ha intrattenuto i migliori specialisti del settore, provenienti da tutta Italia, alternando la didattica del protocollo CBT – applicato dal suo gruppo – ad aneddoti clinici, offrendo ai presenti la giusta congiuntura fra scienza e senso umano, elementi necessari alla cura di questi disturbi.

Il professore ha ribadito con forza la necessità del recupero del peso nell’anoressia nervosa, obiettivo primario, da considerare un processo terapeutico in se, e non la conseguenza di un sottostante miglioramento psicologico. Importante sottolineare quest’aspetto poiché molti clinici non affrontano il problema del basso peso e dell’alimentazione durante il trattamento, e questo comporta un peggioramento della condizione di salute e l’intensificazione del nucleo psicopatologico proprio di queste malattie.

Waller ha anche chiarito l’importanza delle prime sedute di terapia, poiché tanto maggiori sono i cambiamenti nelle prime quattro settimane del programma tanto maggiori saranno le possibilità di successo e di guarigione dal disturbo.

Il professore ha proseguito, facendo leva su un aspetto distintivo della CBT: l’attivo coinvolgimento del paziente nel percorso terapeutico, durante il quale egli è non un discente ma ricopre un ruolo di protagonista del proprio cambiamento.

In linea con le nuove teorie CBT, ha posto molta enfasi ai cambiamenti comportamentali, capaci di creare dissonanza cognitiva, inducendo, infine, un cambiamento nei pensieri dei pazienti, che diventano più funzionali e orientati ad una valutazione di se più equilibrata. Dunque, cambiare un comportamento per ottenere pensieri più salutari.

Particolarmente apprezzato è stato l’intervento riguardo la deriva terapeutica, fenomeno secondo cui molti clinici abbandonano la strada sicura di protocolli validati per intraprendere personali approcci, sulla base delle proprie suggestioni ed esperienze. I dati esposti sono preoccupanti: solo il 6-30% dei terapeuti offre ai propri pazienti protocolli basati sull’evidenza scientifica. Solo il 40% fa ricorso a strategie terapeutiche – come il monitoraggio in real time e la misurazione collaborativa del peso – che dati di ricerca indicano come determinanti al fine di correggere pensieri e comportamenti “guasti” nei DA.

Il messaggio chiave è che per poter guarire i pazienti da queste patologie è necessario formare terapeuti esperti in programmi basati sull’evidenza scientifica, come la nostra CBT-E oggi considerato un trattamento di elezione per la cura di tutti i di disturbi dell’alimetazione (adattamento gruppo Dalle Grave), sia per adulti sia adolescenti.

Dello stesso spessore scientifico del Prof. Waller è stato l’intervento del Dott. Dalle Grave, riferimento di eccellenza in Italia, le cui ricerche hanno fornito un impulso potente in Italia per la cura di queste patologie.  Egli ha discusso l’importanza di offrire alle pazienti protocolli terapeutici affidabili e condivisi da tutti i membri dell’equipe, qualora si lavori in gruppo, specie alla luce di assenza di dati che dimostrino la maggiore efficacia di una equipe multidisciplinare, rispetto al singolo terapeuta, nella cura dei disturbi alimentari.

Gli spunti emersi da questo consesso devono essere considerati basi su cui costruire approcci terapeutici in grado di aiutare i pazienti a superare i propri problemi alimentari, patologie la cui incidenza è crescente, a cui ancora oggi ci si rivolge con metodologie non conformi a quanto indicato dalla scienza.

Per queste ragioni, il lavoro dell’AIDAP sempre più sta divenendo vero e proprio riferimento nazionale per la conoscenza e la diffusione delle buone pratiche cliniche da offrire ai giovani che soffrono per queste patologie.

 

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