Anoressia nervosa, bulimia nervosa e binge eating hanno basi genetiche diverse?

Riccardo Dalle Grave

Un recente studio pubblicato su Nature Mental Health ha analizzato su larga scala le caratteristiche genetiche associate all’anoressia nervosa e al comportamento di abbuffata, con l’obiettivo di comprendere meglio quali aspetti biologici siano condivisi e quali, invece, possano differenziare diverse presentazioni dei disturbi dell’alimentazione.

Lo studio è di particolare interesse perché la ricerca genetica sui disturbi dell’alimentazione si è concentrata finora soprattutto sull’anoressia nervosa. In questa nuova analisi sono stati inclusi 39.279 casi con comportamento di abbuffata e oltre 1,2 milioni di controlli, insieme a 24.223 persone con anoressia nervosa e oltre 1,2 milioni di controlli. Gli autori hanno identificato sei loci genomici associati al comportamento di abbuffata e otto associati all’anoressia nervosa.

Ma questi risultati dimostrano davvero che anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da binge-eating hanno basi genetiche nettamente differenti? E possono avere oggi implicazioni cliniche?

Lo studio non confronta direttamente anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da binge-eating

Questo è un punto essenziale per interpretare correttamente i risultati.

Gli autori non hanno analizzato separatamente bulimia nervosa e disturbo da binge-eating, usando principalmente il fenotipo BE-BROAD, che include persone con episodi di abbuffata, diagnosi di bulimia nervosa o disturbo da binge-eating.

Nella definizione più ampia non erano necessari i criteri diagnostici completi, come frequenza e durata delle abbuffate; in alcuni campioni bastava riferire di aver sperimentato episodi di abbuffata.

Di conseguenza, il risultato non rappresenta un confronto genetico tra anoressia, bulimia nervosa e disturbo da binge-eating. Lo studio confronta l’anoressia nervosa con una predisposizione genetica all’abbuffata.

Inoltre, i gruppi si sovrapponevano significativamente: il 18% del gruppo BE-BROAD aveva anche una storia di anoressia nervosa e circa il 30% di queste soddisfaceva anche i criteri per BE-BROAD.

Cosa significano le differenze nei singoli SNP?

Gli studi GWAS, come quello pubblicato su Nature Mental Health, cercano varianti genetiche comuni denominate SNP, cioè polimorfismi a singolo nucleotide.

È importante sottolineare che queste varianti non rappresentano “geni dell’anoressia” o “geni del binge eating”.

Gli effetti delle singole varianti identificate sono infatti molto piccoli. Per il comportamento di abbuffata, ad esempio, gli odds ratio o rapporto di probabilità (indicatore statistico che misura la forza dell’associazione tra due eventi o variabili) dei principali SNP sono generalmente compresi tra circa 0,93 e 1,07 e per l’anoressia nervosa arrivano, nel locus con l’effetto maggiore, a circa 1,18.

In pratica, nessuna di queste varianti, da sola, è sufficiente a spiegare lo sviluppo di un disturbo dell’alimentazione.

I risultati sono invece coerenti con un modello poligenico: migliaia di varianti genetiche, ciascuna con un effetto molto piccolo, possono contribuire alla vulnerabilità individuale insieme a numerosi fattori psicologici, ambientali, sociali e biologici.

Anoressia nervosa e comportamento di abbuffata sono geneticamente diversi?

La risposta più corretta è: in parte sì, ma esiste anche una notevole sovrapposizione.

La correlazione genetica tra anoressia nervosa e BE-BROAD è risultata pari a circa 0,46, indicando una sovrapposizione genetica moderata. Un’ulteriore analisi ha stimato che una larga parte delle varianti potenzialmente coinvolte nel comportamento di abbuffata potrebbe essere condivisa con l’anoressia nervosa. Questi dati non supportano quindi l’idea di due condizioni geneticamente completamente separate.

Allo stesso tempo, alcune differenze sono emerse. In particolare, gli autori hanno identificato alcuni loci che differenziano geneticamente le persone con anoressia nervosa da quelle con comportamento di abbuffata.

Tuttavia, il dato più interessante non riguarda probabilmente i singoli SNP, quanto il diverso pattern delle correlazioni genetiche con altre caratteristiche.

Il risultato più interessante: rapporti opposti con i tratti antropometrici

Anoressia nervosa e comportamento di abbuffata mostrano correlazioni genetiche relativamente simili con diversi disturbi di salute mentale, ma differiscono in modo marcato rispetto ai tratti antropometrici.

Per esempio, la correlazione genetica con il BMI è risultata negativa nell’anoressia nervosa e positiva nel comportamento di abbuffata:

  • anoressia nervosa: rg = −0,31;
  • BE-BROAD: rg = +0,36.

Pattern simili sono stati osservati per massa grassa, percentuale di grasso corporeo e rapporto vita-fianchi.

Sono emerse anche alcune differenze nei rapporti con altri tratti psicologici e comportamentali. L’anoressia nervosa presenta, ad esempio, una correlazione genetica più marcata con il disturbo ossessivo-compulsivo, mentre il comportamento di abbuffata mostra associazioni maggiori con ADHD, propensione al rischio, consumo problematico di alcol e fumo.

Questi risultati suggeriscono che i diversi fenotipi possano essere caratterizzati da combinazioni parzialmente differenti di vulnerabilità genetiche.

Non dimostrano, tuttavia, l’esistenza di categorie biologiche nettamente separate.

Le differenze genetiche dipendono semplicemente dal peso corporeo?

Gli autori hanno cercato di rispondere a questa domanda rimuovendo statisticamente la componente genetica condivisa con il BMI.

Il risultato è interessante: il BMI spiegava circa il 12% della varianza genetica del comportamento di abbuffata e circa il 10% di quella dell’anoressia nervosa. La maggior parte del segnale genetico restava quindi indipendente dalla componente genetica associata al BMI.

Questo suggerisce che i risultati non possono essere ridotti semplicemente a una predisposizione genetica verso un peso corporeo più alto o più basso.

Allo stesso tempo, il rapporto tra la genetica del peso, il comportamento alimentare, il metabolismo e i disturbi dell’alimentazione rimane estremamente complesso.

Possiamo utilizzare queste informazioni nella pratica clinica?

Al momento, no.

Gli autori hanno calcolato anche i cosiddetti polygenic risk scores, cioè punteggi che combinano l’effetto di molte varianti genetiche.

La loro capacità di distinguere le persone con e senza il disturbo, però, rimane molto bassa. I punteggi spiegavano circa lo 0,32% della varianza per il comportamento di abbuffata e circa il 2,32% per l’anoressia nervosa.

Gli stessi autori riconoscono che i polygenic risk scores restano deboli predittori dello status diagnostico.

Questi risultati non giustificano quindi, oggi, test genetici per diagnosticare i disturbi dell’alimentazione, screening individuali, previsione affidabile del decorso, scelta del trattamento sulla base del profilo genetico o modifiche degli interventi psicologici in funzione di specifici SNP.

Cosa possiamo concludere?

Questo studio rappresenta un importante avanzamento della ricerca genetica sui disturbi dell’alimentazione, soprattutto perché amplia l’attenzione oltre l’anoressia nervosa.

I risultati suggeriscono che l’anoressia nervosa e il comportamento di abbuffata presentino sia una base genetica condivisa sia alcune caratteristiche genetiche divergenti, particolarmente evidenti nelle correlazioni con i tratti antropometrici.

È però prematuro concludere che anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da binge-eating siano tre disturbi chiaramente distinti sul piano genetico.

Lo studio, infatti, non analizza separatamente la bulimia nervosa e il disturbo da binge-eating, utilizza fenotipi relativamente eterogenei e identifica varianti genetiche i cui effetti individuali sono molto piccoli. Gli stessi autori sottolineano la necessità di studi futuri che analizzino separatamente le diverse diagnosi e i comportamenti transdiagnostici.

Per la pratica clinica il messaggio più importante è quindi quello di evitare interpretazioni deterministiche. La genetica contribuisce alla vulnerabilità ai disturbi dell’alimentazione, ma non determina da sola né la comparsa del disturbo né la sua specifica presentazione clinica.

Al momento, la valutazione e il trattamento continuano a dover essere guidati dalle caratteristiche cliniche della persona, dalla psicopatologia presente e dai meccanismi che mantengono il disturbo, non dal suo profilo genetico.

Referenza

Termorshuizen, J. D., Davies, H. L., Lee, S.-H., Dennis, J. K., Hübel, C., Johnson, J. S., Lu, Y., Munn-Chernoff, M. A., Peters, T., Qi, B., Schaumberg, K. E., Signer, R. H., Singh, K., ter Kuile, A. R., Thornton, L. M., Xu, J., Yao, S., Yilmaz, Z., Zhang, R.,…Coleman, J. R. I. (2026). Genomic meta-analyses of binge-eating behavior and anorexia nervosa yield insights into the unique and shared biology of eating disorder phenotypes. Nature Mental Health. https://doi.org/10.1038/s44220-026-00698-2