Tratti autistici e anoressia nervosa: influenzano l’esito della CBT-E intensiva?

Riccardo Dalle Grave

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per la presenza di tratti autistici nelle persone con anoressia nervosa. Alcune caratteristiche osservate nell’anoressia nervosa, come la rigidità cognitiva, l’attenzione focalizzata sui dettagli, la sensibilità sensoriali e le difficoltà nelle relazioni sociali, possono infatti sovrapporsi a quelle associate allo spettro autistico.

Questa sovrapposizione ha importanti implicazioni cliniche. Una delle domande ancora aperte è se la presenza di tratti autistici possa rendere più difficile il trattamento dell’anoressia nervosa e se, di conseguenza, siano necessarie modifiche sistematiche ai trattamenti psicologici evidence-based.

Un nuovo studio di coorte prospettico condotto presso il Dipartimento dei Disturbi dell’Alimentazione e del Peso di Villa Garda e pubblicato sull’International Journal of Eating Disorders ha esaminato questa questione in persone con anoressia nervosa trattate con la versione intensiva della terapia cognitivo comportamentale migliorata (CBT-E).

Anoressia nervosa e tratti autistici

Gli studi disponibili indicano che i tratti autistici sono più frequenti tra le persone con anoressia nervosa rispetto alla popolazione generale. Le stime riportate in letteratura variano dal 4% al 22% negli adolescenti e dal 20% al 30% negli adulti con anoressia nervosa.

Tuttavia, interpretare questi dati non è semplice.

Alcune caratteristiche considerate indicative di tratti autistici potrebbero infatti essere almeno in parte associate agli effetti della malnutrizione, alla durata del disturbo o alla psicopatologia concomitante, anziché riflettere necessariamente la presenza di una condizione neuroevolutiva indipendente.

Anche gli studi sugli esiti del trattamento hanno riportato risultati contrastanti. Alcuni hanno associato livelli più elevati di tratti autistici a esiti meno favorevoli, a un maggiore utilizzo dei servizi e a un minore miglioramento sintomatologico; altri, invece, non hanno osservato differenze significative negli esiti dell’anoressia nervosa.

Lo studio

Lo studio ha coinvolto 81 persone con anoressia nervosa, di età pari o superiore a 16 anni, trattate con CBT-E intensiva. Il campione era composto quasi esclusivamente da donne, con un’età media di 26,5 anni, un BMI medio iniziale di 14,7 e una durata media della malattia di 8,6 anni.

La CBT-E intensiva aveva una durata complessiva di 20 settimane, articolata in 13 settimane di ricovero, seguite da 7 settimane di day hospital. Il trattamento manteneva i principi fondamentali della CBT-E ambulatoriale ed era erogato da un’équipe multidisciplinare specificamente formata, senza introdurre interventi specificamente progettati per modificare i tratti autistici.

I partecipanti sono stati valutati all’inizio del trattamento, al termine della CBT-E intensiva e dopo 20 settimane di follow-up. Sono stati misurati il BMI, la psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione, la psicopatologia generale e la compromissione del funzionamento. I tratti autistici sono stati valutati con l’Autism Spectrum Quotient (AQ) all’inizio e alla fine del trattamento intensivo. Un punteggio AQ pari o superiore a 26 è stato utilizzato come indicatore della possibile presenza di tratti autistici clinicamente rilevanti.

Cosa è emerso?

I risultati principali sono tre.

  1. I tratti autistici si sono ridotti durante il trattamento

All’inizio del trattamento, 29 degli 81 partecipanti (35,8%) presentavano un punteggio AQ pari o superiore al cut-off. Alla fine della CBT-E intensiva, questa percentuale si era ridotta al 23,2% tra i partecipanti che avevano completato il trattamento. Anche il punteggio medio dell’AQ mostrava una riduzione statisticamente significativa.

È però importante non interpretare questo dato come una “normalizzazione” dei tratti autistici. Alcuni partecipanti, infatti, continuavano a ottenere punteggi elevati anche alla fine del trattamento. Gli autori sottolineano pertanto che una parte delle caratteristiche rilevate dall’AQ può modificarsi parallelamente al miglioramento dell’anoressia nervosa, mentre in altre persone può rimanere clinicamente rilevante.

La dimensione del cambiamento dell’AQ è inoltre risultata piccola: il punteggio medio è passato da 22,0 a 20,7, con una dimensione dell’effetto di circa 0,30.

  1. I tratti autistici non hanno predetto l’interruzione del trattamento

Complessivamente, 69 degli 81 partecipanti (85,2%) hanno completato la CBT-E intensiva, mentre 12 hanno interrotto prematuramente il trattamento. Il punteggio AQ iniziale non differiva significativamente tra chi aveva completato il programma e chi lo aveva interrotto, né risultava associato al rischio di drop-out.

Questo dato suggerisce che, in questo campione, la presenza di un maggior numero di tratti autistici non ha, di per sé, rappresentato un ostacolo al completamento della CBT-E intensiva.

  1. I tratti autistici non hanno predetto gli esiti principali del trattamento

Nelle analisi iniziali, punteggi AQ più elevati sembravano associarsi a una maggiore psicopatologia del disturbo dell’alimentazione al termine del trattamento. Tuttavia, questa associazione scompariva dopo aver tenuto conto di altre caratteristiche cliniche iniziali, tra cui BMI, gravità della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione, psicopatologia generale e compromissione del funzionamento.

Nel complesso, né i tratti autistici valutati all’inizio né quelli misurati al termine del trattamento intensivo hanno predetto, in modo indipendente, il BMI o la psicopatologia del disturbo dell’alimentazione al follow-up.

Quali sono le implicazioni cliniche?

I risultati suggeriscono che la presenza di tratti autistici, considerata isolatamente, non sembra costituire un indicatore affidabile di una scarsa risposta alla CBT-E intensiva.

Questo è un punto clinicamente rilevante, perché negli ultimi anni è stata proposta la possibilità di modificare sistematicamente i trattamenti dell’anoressia nervosa quando sono presenti caratteristiche riconducibili allo spettro autistico.

I dati di questo studio invitano a maggiore cautela. La CBT-E utilizzata non era stata modificata specificamente per i tratti autistici e, nonostante ciò, questi ultimi non hanno predetto il drop-out, il recupero ponderale o la psicopatologia residua del disturbo dell’alimentazione.

Questo non significa che le caratteristiche individuali debbano essere ignorate. In ogni trattamento è necessario tenere conto delle difficoltà specifiche della persona e della loro eventuale interferenza con l’applicazione delle procedure terapeutiche. I risultati mettono però in discussione l’idea che un punteggio elevato in una misura di screening dei tratti autistici renda automaticamente necessaria una versione diversa o sistematicamente adattata del trattamento.

Un altro dato interessante riguarda la riduzione dei punteggi AQ durante la CBT-E. Poiché il trattamento non interveniva direttamente sui tratti autistici, è possibile che alcune caratteristiche rilevate all’inizio siano state influenzate dallo stato clinico associato all’anoressia nervosa e siano migliorate insieme alla psicopatologia, al funzionamento e al recupero ponderale. Si tratta, tuttavia, di un’interpretazione che richiede ulteriori verifiche.

I limiti dello studio

I risultati devono essere interpretati tenendo conto di alcuni limiti.

Lo studio è stato condotto in un contesto riabilitativo ospedaliero intensivo e, pertanto, i risultati non possono essere automaticamente estesi alla CBT-E ambulatoriale. Inoltre, i tratti autistici sono stati valutati esclusivamente con l’AQ, uno strumento di screening che non consente di formulare una diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

Il follow-up era limitato a 20 settimane e il campione era quasi interamente femminile. Saranno quindi necessari studi con follow-up più lunghi, strumenti diagnostici più approfonditi e campioni più diversificati.

Va inoltre ricordato che si tratta di uno studio prospettico di coorte, privo di un gruppo di controllo. Non è quindi possibile stabilire che la riduzione osservata dei tratti autistici sia stata causata specificamente dalla CBT-E.

In conclusione

In questo studio, i tratti autistici erano frequenti nelle persone con anoressia nervosa sottoposte a trattamento intensivo, ma non hanno predetto l’interruzione del trattamento, il recupero del BMI o gli esiti della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione.

I punteggi dei tratti autistici si sono inoltre ridotti, seppure in misura ridotta, durante una CBT-E che non prevedeva modifiche specificamente mirate all’autismo.

Nel complesso, questi risultati suggeriscono che la presenza di tratti autistici, da sola, non costituisce al momento una base sufficiente per introdurre adattamenti sistematici della CBT-E. La priorità rimane una valutazione individualizzata delle caratteristiche che possono effettivamente interferire con il trattamento e la loro gestione all’interno di una formulazione clinica condivisa.

Studio di riferimento

Calugi, S., Dalle Grave, A., Chimini, M., Cattaneo, G., Conti, M., & Dalle Grave, R. (2026). Autistic Traits in Patients With Anorexia Nervosa Treated With Intensive Enhanced Cognitive Behavior Therapy (CBT‐E): A Prospective Cohort Study. International Journal of Eating Disorders. https://doi.org/10.1002/eat.70203 Full Text