Agonisti del recettore del GLP-1 e abbuffate: risultati promettenti, ma le prove sono ancora preliminari

Riccardo Dalle Grave

Una nuova revisione sistematica e meta-analisi suggerisce possibili effetti degli agonisti del recettore GLP-1 sui comportamenti legati alle abbuffate nelle persone con obesità, ma lascia aperte importanti questioni cliniche.

Gli agonisti del recettore del GLP-1 (GLP-1RA), farmaci sempre più utilizzati nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, stanno attirando crescente interesse anche per i loro possibili effetti sul comportamento alimentare. In particolare, alcuni studi hanno suggerito che questi farmaci possano ridurre non solo la fame e l’assunzione di cibo, ma anche la perdita di controllo sull’alimentazione e gli episodi di abbuffata.

Una nuova revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata nel 2026 su eClinicalMedicine, ha cercato di fare il punto sulle evidenze disponibili. Lo studio di Emptage e colleghi ha incluso esclusivamente trial controllati randomizzati che avevano valutato gli effetti degli GLP-1RA sulle abbuffate, sull’alimentazione disinibita e sulla perdita di controllo sull’alimentazione.

Cosa ha trovato la meta-analisi?

Gli autori hanno identificato 25 studi randomizzati, per un totale di 8.069 partecipanti, circa due terzi dei quali erano donne. Tutti gli studi riguardavano persone con sovrappeso o obesità e solo una piccola parte era stata specificamente reclutata per la presenza di un disturbo da binge-eating (BED).

Nel complesso, rispetto alle condizioni di controllo, il trattamento con GLP-1RA è stato associato a una riduzione della gravità delle abbuffate (Hedges’ g = −0,23), dell’alimentazione disinibita (g = −0,54), della perdita di controllo sull’alimentazione e dell’alimentazione emotiva (g = −0,30). Parallelamente è stato osservato un aumento della restrizione cognitiva o dietetica (g = 0,31).

1 su alcuni comportamenti associati alle abbuffate. Tuttavia, interpretarli come dimostrazione dell’efficacia di questi farmaci nel trattamento del BED sarebbe prematuro.

Un punto fondamentale: pochi partecipanti avevano un BED

Il principale limite clinico della meta-analisi è che solo tre dei 25 trial avevano reclutato persone con diagnosi di BED o erano stati progettati specificamente per studiare le abbuffate.

La maggior parte degli studi era stata originariamente condotta per valutare farmaci per l’obesità o il diabete e includeva misure del comportamento alimentare come outcome secondari. Inoltre, sono stati impiegati diversi strumenti, tra cui la Binge Eating Scale, il Three-Factor Eating Questionnaire e il Control of Eating Questionnaire.

Questo significa che la meta-analisi fornisce soprattutto informazioni sugli effetti degli GLP-1RA su comportamenti simili alle abbuffate nelle persone con sovrappeso o obesità, più che sulla loro efficacia come trattamento del BED diagnosticato secondo criteri clinici.

È interessante che gli effetti siano risultati numericamente più marcati negli studi che includevano persone con BED o che miravano specificamente a ridurre le abbuffate. Tuttavia, il numero di studi e partecipanti era troppo piccolo per poter trarre conclusioni affidabili.

I limiti dei tre studi che hanno incluso pazienti con  BED

I soli tre studi clinici finora pubblicati che hanno incluso pazienti con BED presentano limiti importanti. Lo studio di Chao e colleghi non era stato progettato specificamente per valutare il trattamento del disturbo da binge-eating, mentre quello di Da Porto e colleghi era uno studio pilota, di breve durata, condotto in una popolazione selezionata di persone con diabete di tipo 2 e basato su una misura self-report della gravità delle abbuffate. Il trial randomizzato di Allison e colleghi è quello più direttamente rivolto al BED, ma è stato fortemente limitato dalla piccola numerosità del campione: solo 27 partecipanti sono stati inclusi nell’analisi intention-to-treat modificata. Inoltre, la liraglutide non ha prodotto una riduzione significativamente maggiore delle abbuffate né tassi di remissione significativamente superiori rispetto al placebo, pur determinando una maggiore perdita di peso. Rispetto al placebo nella riduzione delle abbuffate o nella remissione del disturbo. Inoltre, un errore della farmacia nella dispensazione del farmaco ha rappresentato un importante limite dello studio.

Nel complesso, quindi, non è ancora possibile stabilire se gli GLP-1RA esercitino un effetto specifico sulla psicopatologia del BED, oppure se l’eventuale riduzione delle abbuffate sia principalmente conseguenza della diminuzione della fame, dell’appetito e dell’assunzione di cibo.

Perché i GLP-1RA potrebbero ridurre le abbuffate?

Esiste una plausibilità biologica. Gli GLP-1RA agiscono sui sistemi che regolano la fame e la sazietà, rallentano lo svuotamento gastrico e hanno effetti sul sistema nervoso centrale. Esistono inoltre dati che suggeriscono un’azione diretta sui circuiti cerebrali coinvolti nella ricompensa, nel craving e nel controllo dell’alimentazione.

Rimane però da stabilire attraverso quale meccanismo si produca l’eventuale riduzione delle abbuffate. Potrebbe dipendere direttamente dalla modulazione dei circuiti della ricompensa e della perdita di controllo, ma anche essere una conseguenza indiretta della riduzione della fame, dell’appetito e dell’assunzione di cibo.

È una distinzione importante perché ci aiuterebbe a capire se questi farmaci agiscono realmente sui meccanismi psicopatologici del BED oppure prevalentemente sui processi che regolano l’appetito.

L’aumento della restrizione alimentare merita attenzione

Un dato particolarmente interessante è l’aumento della restrizione cognitiva o dietetica osservato nei partecipanti trattati con GLP-1RA.

Questo risultato non deve necessariamente essere interpretato negativamente. Le misure utilizzate negli studi non consentono infatti di distinguere adeguatamente tra una regolazione flessibile e funzionale dell’alimentazione e una restrizione rigida e persistente, potenzialmente implicata nel mantenimento delle abbuffate.

Gli stessi autori sottolineano che non è possibile stabilire se l’aumento osservato rappresenti una forma adattiva o problematica di controllo dell’alimentazione. Questo aspetto andrebbe valutato con particolare attenzione negli studi futuri.

Un aspetto ancora poco studiato: l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo

Un ulteriore elemento clinicamente rilevante riguarda  l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, cioè la tendenza a giudicare il proprio valore personale in larga misura, o addirittura esclusivamente, sulla base del peso, della forma del corpo e della capacità di controllarli. Questa caratteristica non è necessaria per la diagnosi di BED, ma è presente in una quota rilevante di persone che ne soffrono.

Gli studi di Grilo e collaboratori indicano che circa la metà delle persone con BED presenta un’eccessiva valutazione del peso o della forma del corpo. Rispetto alle persone con BED senza eccessiva valutazione, questo sottogruppo mostra livelli significativamente più elevati di psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione e di sintomi depressivi, pur senza differenze significative nella frequenza delle abbuffate.

Questo aspetto non è stato valutato negli studi inclusi nello studio pubblicato su eClinicalMedicine  e non è stato commentato dagli autori della metanalisi. La revisione ha inoltre rilevato un aumento della restrizione cognitiva o dietetica durante il trattamento, ma non ha potuto valutare quantitativamente gli effetti sull’immagine corporea a causa della scarsità dei dati disponibili.

Commento clinico

A mio parere, questa lacuna è particolarmente importante. Nelle persone con obesità e BED che presentano un’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, è necessario verificare se il trattamento con GLP-1RA, soprattutto quando inserito in un approccio fortemente centrato sulla perdita di peso, possa, in alcuni casi, accentuare l’importanza attribuita al peso e alla forma del corpo, aumentare la psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione o favorire l’adozione di pratiche dietetiche eccessivamente rigide.

Al momento si tratta di un’ipotesi clinica, non di un effetto dimostrato. Proprio per questo dovrebbe essere valutata sistematicamente nei futuri studi. Non è sufficiente misurare soltanto la frequenza delle abbuffate o la perdita di controllo sull’alimentazione: i trial sui GLP-1RA nelle persone con BED dovrebbero includere anche misure dell’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, della psicopatologia globale del disturbo dell’alimentazione, della restrizione dietetica rigida e dell’immagine corporea.

Perché è necessaria prudenza

La qualità complessiva delle evidenze rimane limitata. Dei 25 trial inclusi, 12 sono stati giudicati ad alto rischio di bias e tutti gli altri presentavano comunque alcune criticità, soprattutto per dati mancanti, deviazioni dagli interventi previsti e possibile perdita dell’accecamento.

Gli studi erano inoltre molto eterogenei per quanto riguarda il farmaco impiegato, la durata del trattamento, le caratteristiche dei partecipanti e le modalità di valutazione delle abbuffate. La maggior parte presentava un follow-up relativamente breve e molti trial erano condotti o finanziati dall’industria farmaceutica. Gli stessi autori definiscono quindi le evidenze attuali come preliminari e sottolineano la necessità di studi indipendenti, di adeguata numerosità e condotti specificamente su persone con diagnosi di BED.

Quali implicazioni per la pratica clinica?

Lo studio rappresenta un passo importante perché rafforza l’ipotesi che gli GLP-1RA possano influenzare alcuni processi coinvolti nelle abbuffate. Ma non dimostra ancora che questi farmaci siano un trattamento efficace per il BED.

Saranno necessari trial specificamente progettati per il BED, con diagnosi cliniche ben definite, misure validate della psicopatologia del disturbo, follow-up sufficientemente lunghi e valutazione di ciò che accade dopo l’interruzione del farmaco.

Sarà inoltre importante studiare l’interazione tra trattamento farmacologico e psicologico: non solo per verificare se la loro associazione aumenti l’efficacia, ma anche per comprendere se la marcata riduzione della fame e del craving prodotta dai GLP-1 possa modificare alcuni processi sui quali interviene la terapia psicologica.

Per il momento, quindi, gli GLP-1RA rappresentano una linea di ricerca promettente, soprattutto nelle persone con BED associato a obesità, ma non possono ancora essere considerati un’alternativa ai trattamenti psicologici evidence-based.

Una diminuzione delle abbuffate non implica necessariamente un miglioramento dell’intero disturbo.

Riferimenti bibliografici

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