Food Noise: pensieri indesiderati e persistenti sul cibo

Riccardo Dalle Grave

Molte persone pensano continuamente al cibo, anche quando non hanno fame. Questo fenomeno ha un nome: food noise (letteralmente, “rumore alimentare”).

In un recente articolo, Dhurandhar e colleghi (2025) dell’Indiana University definiscono il food noise come:

“Pensieri persistenti riguardanti il cibo, percepiti dall’individuo come indesiderati e/o fonte di disagio emotivo, che possono causare sofferenza o difficoltà.”

Secondo questa definizione, non si tratta semplicemente di chiedersi cosa mangiare a cena, ma di una ruminazione mentale costante, opprimente e stressante, difficile da interrompere.

Recentemente, il food noise ha attirato l’attenzione sia del pubblico sia della comunità scientifica, soprattutto perché molte persone che assumono farmaci per l’obesità, come gli agonisti del recettore GLP-1 e GIP riferiscono che uno dei benefici più importanti non è soltanto la perdita di peso, ma anche la scomparsa di quel continuo brusio mentale legato al cibo. Alcuni lo descrivono come se una parte del loro cervello si fosse finalmente calmata.

Il food noise non coincide né con la fame né con le voglie alimentari (cravings). La fame è un segnale fisico normale che regola l’equilibrio energetico dell’organismo. Le voglie vanno e vengono e dipendono dagli aspetti edonistici del mangiare, cioè dal piacere e dal desiderio associati al cibo. Il food noise, invece, è come un sottofondo costante: sempre presente, continuamente distraente. È come avere una radio nella testa che parla incessantemente di cibo, anche se non l’hai mai accesa e non riesci a spegnerla.

Questa condizione può essere estenuante. Le persone che la sperimentano riferiscono difficoltà a prendere decisioni riguardo al cibo, preoccupazioni costanti per le calorie e i nutrienti, oppure continue distrazioni dovute a pensieri ricorrenti su cosa mangiare successivamente. Alcuni provano frustrazione o senso di colpa per lo spazio mentale che il cibo occupa. Questo può compromettere la capacità di concentrarsi, ricordare informazioni, godersi momenti sociali, leggere un libro o guardare un film.

Cosa causa il food noise

I ricercatori non hanno ancora tutte le risposte, ma si ritiene che il food noise sia collegato a meccanismi cerebrali e ormonali, soprattutto durante i tentativi di perdita di peso o in presenza di diete molto restrittive ed estreme.

Ad esempio, durante una dieta, il corpo può aumentare la produzione di ormoni della fame (come la grelina) e ridurre quella degli ormoni della sazietà (come il GLP-1), inducendo la mente a focalizzarsi ancora di più sul cibo. I nuovi farmaci per l’obesità, in particolare gli agonisti del recettore GLP-1, sembrano attenuare questi meccanismi.

Riconoscere che il food noise ha radici biologiche può contribuire a ridurre il senso di colpa spesso provato da chi ne soffre durante una dieta. Non si tratta semplicemente di una questione di forza di volontà. Interpretarlo in questo modo può aumentare lo stress e i sentimenti di vergogna.

Anche l’ambiente gioca un ruolo importante. Siamo continuamente esposti a pubblicità alimentari, consigli dietetici, mode salutistiche e pressioni sociali che spingono a mangiare in modo “perfetto” e a raggiungere determinati standard corporei. Tutto questo contribuisce ad amplificare il food noise. Essere consapevoli di queste influenze esterne può aiutare a distinguere i reali bisogni del corpo dal “rumore” proveniente dall’ambiente.

Cosa può aiutare

Oltre ai farmaci GLP-1 per la gestione dell’obesità, attualmente non esiste una soluzione universale per il food noise. Tuttavia, alcuni trattamenti psicologici, come la terapia cognitivo-comportamentale e le tecniche di mindfulness, possono aiutare le persone a gestire e riformulare il proprio rapporto con i pensieri legati al cibo.

È inoltre fondamentale evitare approcci alimentari disfunzionali basati su regole estreme, come saltare i pasti, eliminare interi gruppi alimentari o seguire diete molto ipocaloriche.

Se il food noise interferisce con il benessere quotidiano, è importante rivolgersi a un professionista della salute, soprattutto a uno specializzato nei disturbi dell’alimentazione.

Le prossime frontiere della ricerca

Il food noise è un’esperienza comune, ma solo recentemente è stato definito con chiarezza. Comprenderlo meglio potrebbe portare a trattamenti più compassionevoli ed efficaci, oltre che a una maggiore serenità mentale.

I ricercatori stanno attualmente sviluppando strumenti più precisi per misurare questo fenomeno, come il questionario Ro Allison Indiana Dhurandhar Food Noise Inventory. L’obiettivo è capire chi sperimenta il food noise, perché si manifesta e quali strategie siano realmente efficaci nel ridurlo.

Sarà inoltre importante comprendere meglio i meccanismi biologici e psicologici che regolano l’assunzione di cibo e distinguere il food noise da altre forme di preoccupazione legata all’alimentazione, che talvolta possono essere percepite come “virtuose” dalle persone con disturbi dell’alimentazione, ma che in realtà rappresentano un segnale di sofferenza psicologica.

Bibliografia

Dhurandhar EJ, Maki KC, Dhurandhar NV, Kyle TK, Yurkow S, Hawkins MAW, et al. Food noise: definition, measurement, and future research directions. Nutr Diabetes. 2025;15(1):30.