Farmaci per l’obesità: perché l’intervento sullo stile di vita rimane fondamentale
Riccardo Dalle Grave
Una revisione dei trial clinici mostra che alimentazione, attività fisica e supporto comportamentale non sono elementi accessori alla terapia farmacologica
L’introduzione di farmaci sempre più efficaci per la gestione dell’obesità, come semaglutide e tirzepatide, ha modificato profondamente le possibilità di trattamento. I risultati ottenuti negli studi clinici hanno generato grande entusiasmo, ma anche una domanda importante: con farmaci così efficaci, è ancora necessario intervenire sull’alimentazione, sull’attività fisica e sui comportamenti?
Una recente revisione pubblicata su Obesity Science & Practice ha cercato di rispondere analizzando gli interventi sullo stile di vita utilizzati negli studi clinici di fase 3 sui farmaci approvati per la gestione dell’obesità. Gli autori hanno incluso 50 pubblicazioni relative a 42 studi, esaminando le indicazioni alimentari, le prescrizioni di attività fisica e le modalità di erogazione del supporto comportamentale.
Il messaggio principale è chiaro: nei trial clinici i farmaci non sono stati utilizzati da soli, ma all’interno di programmi che prevedevano, con intensità variabile, modificazioni dell’alimentazione, aumento dell’attività fisica, automonitoraggio e incontri periodici con professionisti sanitari.
Che cosa prevedevano gli interventi?
Alimentazione
Nella maggior parte degli studi veniva prescritto un deficit energetico di circa 500 kcal al giorno. In altri casi erano utilizzati obiettivi calorici stabiliti in base al peso iniziale, al sesso o al dispendio energetico stimato.
Le indicazioni si concentravano soprattutto sulla riduzione dell’apporto energetico. Alcuni programmi prevedevano anche obiettivi relativi ai macronutrienti, frequentemente con una quota proteica pari a circa il 20% dell’energia totale. In molti studi era richiesto di registrare l’alimentazione quotidianamente oppure nei giorni precedenti gli incontri di controllo.
La revisione sottolinea, tuttavia, che non è ancora noto quale sia il modello alimentare più adatto per le persone trattate con questi farmaci. Aspetti come l’apporto di proteine, fibre, calcio e altri micronutrienti sono stati studiati in modo insufficiente. Un adeguato apporto proteico potrebbe contribuire a limitare la perdita di massa muscolare, ma le evidenze disponibili non consentono ancora di formulare raccomandazioni specifiche valide per tutti.
Attività fisica
L’obiettivo più frequentemente indicato era quello di svolgere almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica di intensità moderata, come camminare a passo sostenuto. Alcuni programmi aumentavano progressivamente il traguardo fino a 200–360 minuti settimanali. In diversi studi venivano utilizzati pedometri o dispositivi per monitorare il movimento.
Un dato rilevante è che solo pochi trial includevano indicazioni specifiche sull’esercizio di forza. Si tratta di una lacuna importante, soprattutto alla luce dell’attenzione crescente alla conservazione della massa, della forza e della funzione muscolare durante il dimagrimento. Gli autori invitano quindi a studiare meglio non soltanto la quantità, ma anche il tipo e la distribuzione dell’esercizio da associare alla terapia farmacologica.
Supporto comportamentale
Ventidue studi prevedevano incontri almeno mensili, mentre altri sedici offrivano un colloquio almeno ogni tre mesi. In molti protocolli il sostegno era più frequente nella fase iniziale o durante l’aumento progressivo della dose del farmaco, per poi ridursi nel tempo.
I professionisti più coinvolti erano dietisti o altre figure sanitarie qualificate. Gli incontri potevano svolgersi in presenza, a distanza o in combinazione delle due modalità.
Rispetto ai programmi comportamentali tradizionali, alcuni studi con semaglutide e tirzepatide hanno riportato perdite di peso clinicamente significative anche con frequenze di incontro inferiori. Questo dato, però, non dimostra che il supporto possa essere eliminato. Non sappiamo ancora quale sia la frequenza ottimale né quali persone abbiano bisogno di un intervento più intensivo.
Il trattamento non dovrebbe avere come unico obiettivo il peso
Valutare l’intervento sullo stile di vita soltanto in base ai chilogrammi persi rischia di sottostimarne l’importanza.
Un programma ben strutturato può contribuire a:
- migliorare la qualità e la regolarità dell’alimentazione;
- aumentare la capacità cardiorespiratoria e la forza fisica;
- limitare la perdita di massa muscolare e ossea;
- favorire l’aderenza alla terapia e la gestione degli effetti indesiderati;
- sviluppare competenze utili per il mantenimento dei risultati;
- affrontare le conseguenze psicologiche e sociali associate a cambiamenti corporei significativi.
La revisione evidenzia la necessità di adattare i protocolli comportamentali alle specificità della terapia farmacologica, tra cui gli effetti collaterali, l’aderenza al farmaco e le possibili difficoltà psicologiche associate a un dimagrimento marcato.
Che cosa non possiamo concludere dalla revisione
Gli studi analizzati non consentono di stabilire quale combinazione di alimentazione, esercizio e supporto comportamentale sia la migliore. Le descrizioni degli interventi erano spesso brevi e non sempre veniva riportato se i partecipanti avessero effettivamente seguito le indicazioni, compilato i diari o partecipato agli incontri.
Inoltre, la revisione ha esaminato protocolli sperimentali di fase 3. Nella pratica clinica quotidiana, le risorse, la frequenza dei controlli e le caratteristiche dei pazienti possono variare notevolmente. Non è stato possibile neppure confrontare direttamente l’efficacia delle diverse intensità di trattamento, poiché i programmi erano associati a farmaci diversi.
Sarebbe quindi scorretto interpretare questi risultati come la prova che ogni persona debba seguire una dieta rigidamente prescrittiva o lo stesso programma standardizzato. Gli interventi dovrebbero essere personalizzati, sostenibili e concordati con il paziente, tenendo conto delle condizioni mediche, delle preferenze, delle difficoltà incontrate e di eventuali problemi alimentari.
Un approccio integrato
I farmaci rappresentano una risorsa importante e, per alcune persone, possono determinare benefici clinici difficilmente raggiungibili con il solo intervento sullo stile di vita. Non sostituiscono, però, la necessità di una presa in carico complessiva.
Il punto non è contrapporre il trattamento farmacologico all’intervento comportamentale, ma integrarli. Il farmaco può ridurre la fame, aumentare la sazietà e facilitare la perdita di peso; il trattamento nutrizionale, motorio e psicologico può aiutare la persona a nutrirsi adeguatamente, a preservare la salute fisica, ad affrontare gli ostacoli quotidiani e a sviluppare modalità di gestione sostenibili nel tempo.
La revisione conclude che gli interventi sullo stile di vita sono stati una componente centrale degli studi sui farmaci per l’obesità. Rimane ora da comprendere quale intervento, con quale intensità e per quale paziente, permetta di massimizzare non soltanto la perdita di peso, ma anche la salute e la qualità di vita complessive.
Riferimento bibliografico
Chao, A. M., Asante, R., Sersah, M. E., Jahangir, U. A., Peary, A., & Kudaya, D. (2026). A Review of Lifestyle Interventions Provided as an Adjunct to Obesity Management Medications. Obes Sci Pract, 12(4), e70162. https://doi.org/10.1002/osp4.70162
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica, nutrizionale o psicologica individuale. La prescrizione e il monitoraggio dei farmaci per l’obesità devono essere effettuati da medici qualificati.
