Terapia di esposizione rispetto ad intervento di modificazione dello stile di vita per ridurre la reattività agli stimoli alimentari e gli episodi di abbuffata nell’obesità: uno studio pilota

A cura di Massimiliano Sartirana

UOL AIDAP Verona

L’alimentazione per scopi edonici è una delle principali ragioni dell’aumento di peso. Gli stimoli associati al cibo nell’ambiente (per es. la vista di un gelato italiano oppure il profumo dei waffles) giocano un ruolo importante nell’alimentazione edonica favorendo l’instaurarsi della reattività agli stimoli alimentari. Questa include risposte psicologiche (per es. il desiderio per il cibo e la aspettative per le conseguenze positive dell’assunzione di cibo) e fisiologiche (per es. la salivazione) che favoriscono l’alimentazione in eccesso.

I modelli teorici dell’apprendimento sostengono che la reattività alla stimolazione indotta dagli alimenti sia in parte appresa. Gli stimoli neutri (per es. sedersi sul divano, o un particolare orario della giornata) possono, se associati ripetutamente all’alimentazione (stimolo incondizionato), diventare stimoli condizionati che da soli possono favorire la reattività agli stimoli alimentari. Secondo questo presupposto teorico, è stato ipotizzato che l’estinzione della reattività agli stimoli alimentari, e quindi la  spinta indotta dallo stimolo a mangiare, possa essere raggiunta attraverso l’esposizione ripetuta agli stimoli condizionati (per es. sedersi sul divano) senza la presenza dello stimolo incondizionato (cioè l’assunzione di cibo).

L’esplicitazione clinica di questo modello di apprendimento dell’alimentazione in eccesso è la terapia di esposizione agli stimoli alimentari con la prevenzione della risposta. Il trattamento consiste nell’esporre ripetutamente i soggetti che mangiano in eccesso  e/o hanno degli episodi di abbuffata a stimoli alimentari personali (stimolo condizionato) senza mangiare (stimolo incondizionato).

Uno studio pilota eseguito da Schyns e colleghi dell’Università di Maastricht ha confrontato la terapia di esposizione agli stimoli alimentari (8 sedute due 2 a settimana) con un trattamento (controllo) di perdita di peso basato sulla modificazione dello stile di vita (8 sedute – 4 individuali e 4 contatti telefonici).

L’analisi dei dati ha evidenziato una significativa maggiore perdita di peso alla fine dell’intervento e al follow-up di 3 mesi nel gruppo allocato all’esposizione agli stimoli alimentari rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, l’esposizione  stimolazione indotta dagli alimenti si è dimostrata significativamente superiore al follow-up nel ridurre gli episodi di abbuffata. La condizione di esposizione alimentare si è anche dimostrata significativamente superiore alla fine del trattamento rispetto alla condizione di controllo nel determinare una minore assunzione di energia derivante da quegli alimenti che i partecipanti consideravano per loro più desiderabili: una differenza però non mantenuta al follow-up.  Anche il cambiamento delle aspettative è stato significativamente maggiore nell’intervento di esposizione  alla stimolazione indotta dagli alimenti e si è dimostrato essere un mediatore dell’assunzione dell’alimento considerato personalmente più palatabile, ma non della perdita di peso e della riduzione degli episodi di abbuffata. Infine, l’abituazione al desiderio di mangiare non è risultata essere associata all’esito del trattamento..

Conclusioni

Lo studio è interessante perché sembra confermare l’efficacia della procedura dell’esposizione  stimolazione indotta dagli alimenti focalizzata sull’apprendimento inibitorio nel favorire una riduzione del peso, della frequenza degli episodi di abbuffata e dell’assunzione degli alimenti a cui sono stati esposti i partecipanti. In generale, i risultati sembrano dimostrare che l’esposizione alla stimolazione indotta dagli alimenti sia efficace soprattutto perché in grado di determinare la violazione delle aspettative (un’importante obiettivo delle sedute di esposizione, come suggerito dalla Craske negli studi dell’esposizione nei disturbi d’ansia), mentre il processo di una maggiore abituazione non sembra essere predittivo dell’esito del trattamento. È importante, però, precisare che lo studio ha importanti limiti (per es. bassa numerosità del campione, inclusione soloo di soggetti di sesso femminile) che la futura ricerca dovrebbe affrontare per chiarire meglio la reale efficacia di questa procedura. Infine, sebbene la condizione di controllo di un programma di modificazione dello stile di vita possa essere considerata un punto di forza, va sottolineato che l’intervento era di bassa essere di bassa intensità e non è stato pareggiato con la condizioni attiva di trattamento, visto che consisteva di 8 sedute di cui 4 telefoniche, al contrario degli 8 incontri individuali praticati durante le l’esposizione alla stimolazione indotta dagli alimenti.

Fonte: Schyns, G., van den Akker, K., Roefs, A., Houben, K., & Jansen, A. (2019). Exposure therapy vs lifestyle intervention to reduce food cue reactivity and binge eating in obesity: A pilot study. Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry, 101453. doi:10.1016/j.jbtep.2019.01.005

 

 

Print Friendly, PDF & Email