La sindrome della falsa speranza con le diete a basso contenuto di carboidrati

A cura di Riccardo Dalle Grave

Unità di Riabilitazione Nutrizionale. Casa di Cura Villa Garda

La dieta chetogenica e altre diete alla moda a basso contenuto di carboidrati promettono una facile e rapida perdita di peso, una limitata restrizione delle porzioni e dei cibi preferiti e soprattutto un maggiore senso di benessere. Al contrario, le linee guida delle varie società scientifiche raccomandano una lenta perdita di peso compresa tra 0,5 e 1 kg la settimana, un monitoraggio costante dell’alimentazione, dell’attività fisica e del peso, con l’adozione di un piano alimentare che limita la quantità della maggior parte dei nutrienti in modo bilanciato, ad eccezione di quelli a bassa densità energetica (Jensen et al., 2014; Yumuk et al., 2015). Inoltre, queste raccomandano l’adozione di uno stile di vita salutare e attivo persistente orientato al controllo del peso a lungo termine.  Sfortunatamente, come evidenziato da una metanalisi di 29 studi di perdita di peso a lungo termine, più della metà del peso perso è recuperato entro due anni e l’80% entro cinque anni (Anderson, Konz, Frederich, & Wood, 2001).

Nella maggior parte dei casi le persone hanno una scarsa conoscenza dei motivi che hanno portato al recupero del peso con i programmi di perdita di peso basati sulla modificazione moderata dello stile di vita e diventano spesso prede delle diete di moda a basso contenuto di carboidrati che promettono una rapida e facile perdita di peso.

Una breve storia delle diete a basso contenuto di carboidrati

Le diete a basso contenuto di carboidrati hanno una lunga e ciclica storia di popolarità. Già 2000 anni fa gli olimpionici greci mangiavano molta carne e pochi vegetali per migliorare la loro prestazione atletica. Il dr. William Harvey nel 1600 raccomandava nei pazienti che avevano bisogni di aumentare la diuresi una dieta che proibiva i dolci e gli amidi e che permetteva il consumo ad libitum di carne. Ma è il dr. William Banting, con la pubblicazione dell’opuscolo Letter on Corpulence, Addressed to the Public nel 1863, che, per primo, raccomanda una dieta per perdere peso costituita da quattro pasti al giorno, composta da carne, verdura, frutta e vino secco, e priva di zucchero, amidi, birra, latte e burro. Questo scritto, stampato fino al 2007 e disponibile ancora online (Banting, 1993), è diventato popolare ed è stato usato come modello per moderne diete iperproteiche e a basso contenuto di carboidrati che hanno riacquistato popolarità alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70 con la pubblicazione delle diete Atkins, Stillman, Scarsdale Air Force.

Le critiche alle diete a basso contenuto di carboidrati di alcune importanti associazioni mediche hanno limitato la diffusione di queste diete (American Medical Association, 1973), ma l’aumento della prevalenza dell’obesità e dell’insulino-resistenza ha visto gradualmente la loro rinascita in tutto il mondo occidentale. Le attuali diete povere di carboidrati, sebbene abbiano usato nomi diversi (per es. Sugar Busters Diet, Carbohydrate Addicts Diet, Protei Power Diet, Dieta Zona, Paleo Dieta, Dieta Plank , Dieta Dunkan, Dieta Chetogenica), sono tutte delle variazioni dell’originaria dieta Atkins.

La caratteristica comune di queste diete è dire alle persone che la restrizione di carboidrati permette di perdere peso e di mangiare la quantità di cibo che si vuole. Questa affermazione ha una qualche verità perché in alcune persone l’assunzione di elevate quantità di proteine sembra sopprimere l’appetito (Johnstone, Stubbs, & Harbron, 1996), un effetto simile riportato con la chetosi conseguente alla restrizione di carboidrati (Gibson et al., 2015). Inoltre, la limitazione dei carboidrati può contribuire a eliminare dalla dieta alcuni alimenti popolari che sono spesso consumati in eccesso come pane, cereali, bevande analcoliche, patatine fritte e pizza, creando così un’assunzione di 500 kcal in meno al giorno, come osservato nelle persone che seguono la dieta Atkins (Yudkin & Carey, 1960).

Perché le diete a basso contenuto di carboidrati fanno perdere più peso inizialmente?

È ampiamente noto che una riduzione dell’apporto calorico di circa 500 kcal al giorno produce un calo di peso di circa 0,5 kg a settimana. Tuttavia, le diete iperproteiche e povere di carboidrati possono produrre un calo di peso di 2-3 kg nella prima settimana. Questa maggiore perdita di peso non è dovuta, come qualcuno afferma in modo improprio, a un miracoloso switch metabolico che determina una maggiore combustione dei grassi di deposito, ma è la mera conseguenza di un aumento della diuresi indotta dalla dieta. Infatti, quando si limita l’assunzione di carboidrati si verificano due contemporanei processi metabolici che riducono il contenuto di acqua corporea (Denke, 2001).

Il primo processo è la mobilitazione delle riserve di glicogeno nel fegato e nei muscoli. Ogni grammo di glicogeno viene mobilizzato con circa 2 g d’acqua. È stato calcolato che circa 100 g di glicogeno sono depositati nel fegato e circa 400 g nel muscolo. Questo significa che la perdita delle riserve di glicogeno causa una perdita di peso di circa 1 kg (Denke, 2001). Questo cambiamento, che è apprezzato da chi vuole perdere peso, si associa spesso a una diminuzione del senso di gonfiore.

Il secondo processo, sfruttato dalle diete chetogenetiche, è la produzione di corpi chetonici dal catabolismo dei grassi della dieta e dei grassi endogeni. I corpi chetonici sono filtrati dal rene come anioni non riassorbibili e a loro presenza nei fluidi dei tubuli renali aumenta il rilascio distale di sodio e, di conseguenza, produce un aumento della sodiuria e della perdita di acqua (Kolanowski, 1977).

Uno studio, che ha confrontato una dieta mista di 800 kcal con una di 800 kcal ricca di grassi e povera di carboidrati, ha trovato che la perdita di peso dopo 10 giorni era di 4,6 kg con la dieta chetogenica e di 2,8 kg con la dieta mista (Yang & Van Itallie, 1976). Gli studi eseguiti sul bilancio azotato-energetico hanno però documentato che la differenza nella perdita di peso osservata era dovuta interamente alla maggior perdita di acqua ottenuta dalla dieta chetogenica rispetto alla dieta mista. 

La perdita di peso a lungo termine è influenzata dalla restrizione calorica non dalla composizione della dieta

L’effetto diuretico della dieta povera di carboidrati è limitato alla prima settimana di dieta. La perdita di peso successiva segue, infatti, le leggi del bilancio energetico e non della composizione della dieta (Denke, 2001).

Il cosiddetto “modello carboidrati-insulina dell’obesità” è stato infatti falsificato dalla ricerca di base. Il modello postula che le diete ricche di carboidrati sono particolarmente ingrassanti perché, aumentano la secrezione di insulina, fanno accumulare grasso nel tessuto adiposo allontanandolo dall’ossidazione da parte dei tessuti metabolicamente attivi. Questa alterata partizione dei grassi determinerebbe uno stato di “fame cellulare” che produce un aumento adattativo della fame e della soppressione del dispendio energetico (Ludwig & Friedman, 2014). Sulla base di questa ipotesi, il modello carboidrati-insulina implica che l’inversione di questi processi attraverso una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi dovrebbe comportare una perdita di peso senza particolare sforzo (Ludwig, 2016). I meccanismi proposti dal modello carboidrati-insulina sono però stati smentiti da accurati studi eseguiti in camera metabolica (Hall, 2017) e, per gli scopi pratici, vale sempre il detto “una caloria è una caloria” quando si tratta di valutare le differenze di grasso corporeo e dispendio energetico determinate da diete isocaloriche controllate che variano nel rapporto tra carboidrati e grassi (Hall & Kahan, 2018).

L’assenza di differenze nella perdita di peso tra diete a basso ed elevato contenuto di carboidrati è stata anche confermata  da una revisione metanalitica di 48 trial randomizzati e controllati (7286 pazienti con sovrappeso/obesità) che ha valutato gli effetti di 13 diete popolari con un follow-up di 24 settimane (Johnston et al., 2014). Un calo di peso significativo è stato osservato con qualsiasi tipo di dieta a basso contenuto di grassi o carboidrati e la differenza nel calo poderale tra le singole diete è stata minima.

In conclusione, l’evidenza attuale suggerisce che a parità di introito calorico non ci sono vantaggi nel ridurre la quota di carboidrati.

La sindrome della falsa speranza

Sebbene le diete a basso contenuto di carboidrati si associno a potenziali effetti negativi (per es. disidratazione, stipsi, cefalea, calcoli renali, aritmie cardiache, ipercolesterolemia, osteoporosi, alterata funzione cognitiva, deficit in micronutrienti, ecc.) (Denke, 2001) e, al contrario, la dieta mediterranea abbia dimostrato di avere importanti benefici per la salute e di ridurre la mortalità per le malattie cardiovascolari (Estruch et al., 2018), la popolarità delle diete chetogeniche è aumentata sempre di più negli ultimi anni e questo in buona parte è dovuto alla sindrome della falsa speranza (Polivy, 2001) che caratterizza le persone che si mettono a dieta e che è sfruttata dall’industria della dieta.

La falsa speranza si basa sulla convinzione errata che il cambiamento è facilmente raggiungibile e che produrrà dei benefici esagerati. Per quanto riguarda la dieta, gli studi hanno osservato che le persone sembrano comportarsi in modo paradossale, persistendo in ripetuti tentativi di perdita di peso con diete incongrue, nonostante i fallimenti precedenti. La perdita di peso iniziale fornisce spesso un potente rinforzo positivo, anche se poi è seguita da un fallimento, perché si accompagna spesso a sensazioni di controllo e ottimismo (Polivy, 2001). Inoltre, le aspettative non realistiche relative alla facilità, alla velocità, al probabile grado di perdita di peso e ai presunti benefici che si potranno ottenere dal decremento ponderale tendono a sopraffare la conoscenza derivata dai precedenti fallimenti. Questi ultimi sono spesso la conseguenza dell’adozione di una dieta estrema e rigida, che non può ovviamente essere mantenuta a lungo termine, per raggiungere obiettivi di peso e obiettivi primari (cioè gli obiettivi che si pensa di poter raggiungere attraverso il decremento ponderale) non realistici (Dalle Grave , Sartirana, El Ghoch, & Calugi, 2019).

La falsa speranza di chi segue le diete estreme a basso contenuto di carboidrati promosse dall’industria della dieta riflette il desiderio di credere che si può ottenere ciò che si desidera: le false speranze si sviluppano, infatti, perché le persone vogliono credere ad esse.

Sostituire la falsa speranza con una speranza realistica

Chi sta per intraprendere un programma di perdita di peso dovrebbe sempre cercare di fare una valutazione realistica di quanto sia difficile il cambiamento delle abitudini alimentari e dei benefici che potrà raggiungere con il raggiungimento del calo di peso desiderato.

Per sostituire la falsa speranza con una speranza realistica, è importante valutare con precisione la difficoltà di cambiamento dello stile di vita necessaria per raggiungere una duratura perdita di peso, stabilire obiettivi realistici di calo ponderale, mantenere aspettative ragionevoli e sviluppare capacità di coping per affrontare i passi indietro che normalmente accompagnano gli sforzi del cambiamento (Polivy, 2001).

La reale speranza di cambiare richiede che le capacità personali combacino con gli obiettivi e quindi è fondamentale che gli obiettivi siano realistici per potere raggiungerli.

Referenze

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