Prof. Gerald Francis Morris Russell, 1928-2018

Il prof. Gerald Francis Morris Russell, un pioniere nella ricerca e nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione, è morto a 90 anni il 26 luglio 2018, circondato dall’affetto dei cari.

Studente al George Watson’s College di Edimburgo, si è laureato in medicina nel 1950 presso l’Università di Edimburgo dove, nel 1957, ha ottenuto un dottorato di ricerca in neurologia. Dal 1971 al 1979 è stato professore e psichiatra consulente presso il Royal Free Hospital di Londra e dal 1979 al 1993 è stato professore presso l’Institute of Psychiatry del Maudsley Hospital di Londra, dove ha fondato il reparto dei disturbi dell’alimentazione che ha preso il nome il suo nome. Dal 1993 al 2014 ha lavorato presso il Priory Hosp Hayes Grove, a Bromley, nel Kent.

Nella sua lunga carriera lavorativa, durata fino a 86 anni, ha pubblicato numerosi articoli scientifici e libri che hanno esplorato le cause, le conseguenze e il trattamento dei disturbi dell’alimentazione.

Il suo successo accademico più notevole è stato la pubblicazione nel 1979 su Psychological Medicinedel seminale articolo “Bulimia nervosa: An ominous variant of anorexia nervosa” in cui ha descritto, in uno studio longitudinale, 30 pazienti selezionati per la presenza di due caratteristiche: (i) l’irresistibile bisogno di mangiare troppo, seguito dal vomito auto-indotto o da condotte purgative e (ii) la paura d’ingrassare. La maggior parte di questi pazienti, affetti da un disturbo a cui diede il nome di “bulimia nervosa”, riportava una precedente storia di anoressia nervosa “vera” o presunta e utilizzava il vomito e le condotte purgative per contrastare gli effetti dell’eccesso di cibo assunto e prevenire l’aumento di peso. Nell’articolo, il prof. Gerald Russell ha sottolineato che i comportamenti di compenso erano pericolosi per la salute, perché creano assuefazione e determinano perdita di potassio e altre gravi complicazioni fisiche. In comune con l’anoressia nervosa, i pazienti descritti dal prof. Gerald Russell erano determinati a mantenere il loro peso al di sotto di una soglia autoimposta, ma a differenza dei pazienti affetti da anoressia nervosa, erano a un peso normale, sessualmente più attivi e mantenevano, con più frequenza, la funzione ovarica e la fertilità. Inoltre, soffrivano di gravi e angoscianti sintomi depressivi che li portavamo ad avere un alto rischio di suicidio. Nell’articolo viene descritto anche un modello teorico, in cui si sottolinea l’interdipendenza dei vari sintomi e il ruolo dei meccanismi auto-perpetuanti nel mantenimento del disturbo. Inoltre Russell ha suggerito che gli obiettivi principali del trattamento dovrebbero essere quelli di interrompere il circolo vizioso di eccesso di cibo e vomito auto-indotto (o condotte purgative) e di convincere i pazienti ad accettare un peso maggiore. L’articolo si conclude affermando che la prognosi sembra essere meno favorevole rispetto a quella dell’anoressia nervosa non complicata.

Dopo la pubblicazione di questo articolo la bulimia nervosa, è stata rapidamente assimilata come nuova forma di disturbo dell’alimentazione. Il disturbo è stato incluso nella terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico della Malattie Mentali (DSM-III), dapprima con il termine di bulimia e poi, nelle versioni successive, con quello di bulimia nervosa coniato dallo stesso Russell. Inoltre, nel 1992, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con la pubblicazione dell’ICD-10, riconosce la bulimia nervosa come una malattia distinta. È da sottolineare che, sebbene i criteri diagnostici della bulimia nervosa siano stati raffinati dalle varie versioni del DSM, essi sono ancora molto simili a quelli descritti elegantemente e con grande intuizione clinica dal prof. Russell.

La sua descrizione dettagliata dei criteri diagnostici positivi della bulimia nervosa ha permesso di eseguire studi epidemiologici sulla prevalenza e sull’incidenza di questa patologia e di far luce sulla presenza di trattamenti non adeguati. Per far fronte a questo problema negli anni ottanta e novanta del 900 sono stati sviluppati trattamenti specifici per la bulimia nervosa, come la terapia cognitivo comportamentale, che prendendo spunto dal modello teorico e dai suggerimenti sul trattamento forniti da Russell, hanno dimostrato di essere in grado di guarire un’ampia proporzione di pazienti, sconfermando la sua stessa ipotesi sull’intrattabilità di questo disturbo.

Il secondo importante traguardo raggiunto dal prof. Russell è stato la progettazione e la direzione di uno studio controllato e randomizzato che ha confrontato due trattamenti finalizzati a prevenire la ricaduta dei pazienti affetti da anoressia nervosa dopo la dimissione da un ricovero ospedaliero. In questo studio è stata confrontata la terapia familiare (il modello di Maudsley – oggi chiamato dagli americani Family-Based Treatment) con la terapia individuale. Nel progettare lo studio, Russell ha riconosciuto l’importanza della stratificazione dei pazienti decenni prima che il termine fosse inventato e ha ipotizzato che la durata della malattia moderasse l’effetto del trattamento. Lo studio ha permesso di scoprire che la terapia familiare (il modello di Maudsley) ha ridotto il tasso di ricaduta nei pazienti di età inferiore ai 18 anni con una durata del disturbo inferiore a tre anni. Questa scoperta (con forme varianti di coinvolgimento della famiglia) è stata replicata in molti studi e oggi l’approccio Maudsley di terapia della famiglia è raccomandato per l’anoressia nervosa degli adolescenti. Questo lavoro del prof. Gerald Russell, non solo ha aiutato a definire un trattamento che ha funzionato, ma ha anche dimostrato come fosse possibile eseguire delle sperimentazioni randomizzate e controllate dei trattamenti psicologici, elemento che ha determinato una rivoluzione fondamentale nello studio di trattamenti basati sull’evidenza nel campo della psicoterapia e della psichiatrica.

Lo stesso prof. Russell ha da sempre sostenuto il ruolo cruciale dei clinici alla ricerca scientifica, affermando che ogni nuovo disturbo necessita di essere osservato e descritto accuratamente prima di essere accessibile agli epidemiologi. In questo modo questi ultimi potranno riconoscere che anche i clinici sono, tra le altre cose, capaci di oggettività nelle loro osservazioni.

Il prof. Russell è stato anche l’unico psichiatra fino ad ora ad avere una condizione medica che porta il suo nome e cioè il “Segno di Russell”, che definisce la presenza di calli o erosioni sulle nocche o sul dorso della mano provocati da tentativi ripetuti e prolungati di indursi il riflesso del vomito, tipico proprio nei pazienti con bulimia nervosa.

Chi ha avuto il privilegio di conoscere il prof. Gerald Russell, oltre ad aver apprezzato il suo rigore scientifico e il suo atteggiamento da vero gentleman inglese, è sicuramente rimasto affascinato dalla sua inesauribile voglia di conoscere, che lo spingeva in prima fila ad ogni congresso, con carta e penna per gli appunti. Proprio la sua umiltà ed attenzione all’ascolto gli hanno permesso, dapprima di cambiare idea sulla sua teoria che ipotizzava l’origine ipotalamica dell’anoressia nervosa, riconoscendo l’efficacia della terapia familiare, e poi, ascoltando attentamente le storie dei pazienti, di intuire la presenza di un nuovo disturbo dell’alimentazione a cui ha dato il nome di bulimia nervosa.

Il prof. Gerald Russell ci lascia un’importante eredità come scienziato clinico e come uomo. La sua vita lavorativa è stata una continua ricerca per migliorare la comprensione dei disturbi dell’alimentazione. Non si è mai accontentato di di aver trovato “la risposta” e ha ispirato coloro che hanno imparato da lui a mantenere sempre la curiosità scientifica e l’umiltà.

 

Riccardo Dalle Grave e Simona Calugi

 

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