La sedia sbagliata

A cura di Francesco Iarrera

Responsabile UOL AIDAP Oliveri. Referente Regionale AIDAP SICILIA

“L’anoressia è un universo parallelo. Un posto virtuale in cui un io tridimensionale è proiettato in un mondo in cui l’unica realtà disponibile è quella percepita.

Quando entri nella rete dell’anoressia ti ritrovi faccia a faccia con i tuoi peggiori incubi. E’ un gioco perverso e il partecipante è sempre perdente. A meno che non smetta di giocarci.

Prima che Cristina si sedesse ha esaminato con cura le sedie e ha scelto quella alla mia destra. “Dottore preferisco questa”.

Fra i tanti vantaggi di non avere l’anoressia, possiamo annoverare la libertà di scelta. Il problema alimentare invece ti lascia orfano di questo diritto, privandoti della libertà di decidere. Non puoi scegliere, è l’anoressia che lo fa al tuo posto.

“Cristina, come mai eviti la sedia alla mia sinistra?”

Con il dito indice tremante mi indica una piccola macchia bianca.

Il programma anoressico l’aveva trasformata in cibo solidificato, che a contatto con il suo corpo l’avrebbe fatta aumentare di peso.

Quella macchia era diventata il suo peggior nemico.

Quando ti rendi conto che una paziente supera a tal punto lo stato di coscienza hai due possibilità: cercare un altro lavoro o spiegarle che una macchia sulla sedia è solo una macchia su una sedia.

Io non sono bravo a scegliere e ho preferito stare al gioco, ascoltarla ed entrare nell’incantato mondo del problema alimentare assieme a lei.

“Ora capisco, è giusto tu sia terrorizzata. Già è difficile mangiare, figuriamoci se pensi che anche una macchia possa aggiungere altre calorie col semplice contatto”.

Non saprei dire da quale strada siamo passati ma ci siamo ritrovati a parlare di una ricerca che dura dal 1938. Questa ricerca sostiene che per essere felici bisogna avere buoni rapporti: un partner con cui scambiare amore nella stessa misura e buoni amici di cui fidarti.

La pillola della felicità si chiama calore umano, ci siamo affannati a cercarla e l’abbiamo sempre avuta sotto gli occhi.

Cristina aveva 17 anni, all’epoca. E il problema alimentare le aveva usato la cortesia di lasciarla sola come un cane in autostrada a ferragosto. Nessun amico, nessun fidanzato e la famiglia stanca di lei.

“Dottore: se mi sono capita bene, la mia vita è distrutta da quella macchia sulla sedia.”

Il giorno dopo ha bussato forte alla mia porta. “Eccomi”. Mi ha ricordato Gesù quando si è consegnato sulla croce al volere del Padre.

“Lei mi assicura che è solo una macchia, vero?” “Cristina, nel mio mondo è solo una macchia.”

Ha chiuso gli occhi, ha cercato con la mano la sedia sbagliata e ci si è lasciata franare sopra, tenendo stretti i pugni e serrate le labbra.

“Cristina, ce l’hai fatta, la paura è battuta. Ora è finita.”

“No dottore è appena iniziata: devo guarire. Ora dipende solo da me”

Di fronte alle tragedie personali l’animo umano ha bisogno di trovare un colpevole. Quelli che guariscono si assumono la responsabilità degli eventi.

Ci sono tanti modi per guarire dall’anoressia: se ascolti le ragazze non sbagli mai.”

 

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