Anoressia nervosa: il peso alla dimissione dai trattamenti riabilitativi può influenzare il rischio di ricaduta
Perché raggiungere il limite inferiore del peso normale potrebbe non essere sufficiente a mantenere i risultati del trattamento.
Riccardo Dalle Grave
Il trattamento intensivo dell’anoressia nervosa in reparti riabilitativi permette spesso di ottenere un significativo recupero del peso e un miglioramento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione. Tuttavia, una parte dei pazienti perde nuovamente peso nei mesi successivi alla dimissione e può andare incontro a una ricaduta.
Per questo motivo, uno degli obiettivi del trattamento non dovrebbe essere soltanto ottenere un aumento di peso, ma aiutare la persona a raggiungere un peso salutare e sviluppare le competenze necessarie per mantenerlo nel tempo.
Diverse ricerche indicano, infatti, che il peso raggiunto alla dimissione è uno dei principali fattori associati al mantenimento dei risultati del trattamento.
Cosa dice la ricerca sul peso alla dimissione
Una revisione sistematica pubblicata nel 2022 sul Journal of Personalized Medicine da Frostad e colleghi ha analizzato 19 studi, comprendenti complessivamente 1.398 pazienti con anoressia nervosa, adolescenti e adulti, per identificare i fattori associati alla ricaduta dopo il recupero ponderale.
La revisione ha evidenziato che il rischio di ricaduta rimane elevato. Negli studi che hanno valutato questo esito a un anno, le percentuali erano molto variabili, ma in circa la metà si avvicinavano al 50%.
Il risultato principale è che un indice di massa corporea (BMI) più basso al termine del trattamento, anche quando rientra nell’intervallo considerato normale, è associato a un rischio maggiore di ricaduta.
Sulla base di questi risultati, gli autori suggeriscono di perseguire, negli adulti, un BMI ben superiore a 20. Questa indicazione, tuttavia, non deve essere intesa come una soglia valida per tutti.
La revisione ha identificato anche altri possibili fattori associati alla ricaduta, tra cui una minore percentuale di grasso corporeo, livelli più bassi di leptina e la persistenza della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione. Le evidenze relative a questi fattori erano però meno consistenti rispetto a quelle del BMI.
Anche piccole differenze di BMI possono essere importanti
Uno degli studi inclusi nella revisione è stato condotto presso la Casa di Cura Villa Garda e pubblicato nel 2016 sull’European Journal of Clinical Nutrition.
La ricerca ha coinvolto 54 donne adulte con anoressia nervosa che, durante un trattamento intensivo basato sulla terapia cognitivo comportamentale migliorata (CBT-E), avevano raggiunto e mantenuto per almeno quattro settimane un BMI di almeno 18,5.
A un anno dalla dimissione, 26 pazienti avevano mantenuto un BMI di almeno 18,5, mentre 28 erano nuovamente sottopeso.
La differenza più significativa tra i due gruppi riguardava il BMI alla dimissione: 20,2 nelle pazienti che avevano mantenuto un peso nella norma, rispetto a 19,4 in quelle che erano tornate sottopeso.
Lo studio ha valutato anche la percentuale di grasso corporeo e la sua distribuzione, misurate mediante densitometria a raggi X (DXA). Queste variabili non si sono rivelate significativamente associate al mantenimento del peso.
I risultati suggeriscono che il semplice raggiungimento del limite inferiore dell’intervallo di BMI considerato normale potrebbe non essere sufficiente a favorire il mantenimento del recupero ponderale.
Il peso alla dimissione conta anche nelle persone con una lunga durata di malattia
Un altro studio incluso nella revisione, pubblicato nel 2021 su Frontiers in Psychiatry da ricercatori della Johns Hopkins University, ha esaminato 191 donne adulte ricoverate per anoressia nervosa o altri disturbi dell’alimentazione caratterizzati da sottopeso.
Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi in base alla durata della malattia: inferiore a 7 anni oppure pari o superiore a 7 anni.
Nonostante le pazienti con una maggiore durata della malattia presentassero una storia clinica generalmente più complessa, i due gruppi hanno ottenuto risultati simili nel recupero del peso durante il trattamento.
A sei mesi dalla dimissione, il BMI raggiunto al termine del trattamento è risultato un predittore significativo del mantenimento di un BMI ≥ 19, mentre la durata della malattia non lo era.
In particolare, le pazienti che avevano raggiunto un BMI di almeno 19 alla dimissione avevano una probabilità circa cinque volte maggiore di presentare un BMI di almeno 19 sei mesi dopo, rispetto a quelle che non avevano raggiunto tale soglia.
Questo risultato suggerisce che la lunga durata dell’anoressia nervosa non dovrebbe essere considerata, di per sé, un motivo per rinunciare all’obiettivo di un recupero ponderale completo.
Quali sono le implicazioni per il trattamento?
Le ricerche descritte indicano che il peso raggiunto al momento delle dimissioni dovrebbe essere considerato un obiettivo importante del trattamento intensivo dell’anoressia nervosa.
Tuttavia, i valori di BMI utilizzati negli studi non devono essere interpretati come soglie universali. Il peso salutare deve essere definito individualmente, considerando l’età, la storia ponderale, le condizioni fisiche e, negli adolescenti, le esigenze di crescita e sviluppo.
Inoltre, il recupero del peso, pur essendo essenziale, non è sufficiente a superare l’anoressia nervosa. Possono persistere l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, la restrizione dietetica e altri meccanismi psicologici che contribuiscono al mantenimento del disturbo.
A questo proposito, uno studio prospettico condotto presso Villa Garda e pubblicato nel 2025 sull’International Journal of Eating Disorders ha valutato 421 pazienti con anoressia nervosa trattati con CBT-E intensiva. I risultati hanno evidenziato che un BMI iniziale più elevato e un maggiore recupero ponderale durante il trattamento erano associati a esiti più favorevoli al follow-up. Anche la riduzione della psicopatologia associata al disturbo dell’alimentazione durante il trattamento era associata a un esito psicologico migliore.
Questi risultati sottolineano l’importanza di affrontare contemporaneamente il recupero ponderale e i principali meccanismi psicologici che mantengono il disturbo.
Un altro aspetto importante riguarda la preparazione alla dimissione. Il paziente dovrebbe essere aiutato a mantenere un’alimentazione regolare, affrontare le situazioni che possono favorire la restrizione dietetica e riconoscere precocemente i segnali di una possibile riattivazione del disturbo. La continuità del trattamento dopo la dimissione può contribuire a consolidare i cambiamenti ottenuti.
Conclusioni
Le evidenze disponibili indicano che il BMI alla dimissione è uno dei principali predittori del mantenimento del peso dopo il trattamento intensivo per l’anoressia nervosa. Un BMI relativamente basso, pur rientrando nell’intervallo considerato normale, è associato a un rischio maggiore di ricaduta.
Questi risultati sostengono l’importanza di perseguire un recupero ponderale completo e individualizzato, evitando di considerare sufficiente il solo raggiungimento del limite inferiore dell’intervallo di BMI normale.
Il recupero del peso deve però accompagnarsi alla riduzione della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione e all’acquisizione di strategie che consentano di mantenere i cambiamenti nel tempo.
L’obiettivo del trattamento intensivo non è soltanto aiutare la persona a recuperare peso, ma anche a sviluppare le competenze necessarie per mantenerlo dopo la dimissione.
Riferimenti bibliografici
- Frostad S, et al. (2022). BMI at Discharge from Treatment Predicts Relapse in Anorexia Nervosa: A Systematic Scoping Review. Journal of Personalized Medicine, 12, 836. https://doi.org/10.3390/jpm12050836
- El Ghoch M, et al. (2016). Body mass index, body fat and risk factor of relapse in anorexia nervosa. European Journal of Clinical Nutrition, 70, 194–198. https://doi.org/10.1038/ejcn.2015.164
- Redgrave GW, et al. (2021). Discharge Body Mass Index, Not Illness Chronicity, Predicts 6-Month Weight Outcome in Patients Hospitalized With Anorexia Nervosa. Frontiers in Psychiatry, 12, 641861. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2021.641861
- Calugi S, et al. (2025). Predictors of Intensive Enhanced Cognitive Behavioral Therapy for Anorexia Nervosa. Prospective Cohort Study. International Journal of Eating Disorders. https://doi.org/10.1002/eat.24455
