Weight Stigma Consciousness: un’analisi della relazione con stigma interiorizzato, stigma vissuto e benessere psicologico

Daniele Di Pauli

L’articolo di Carels e colleghi, pubblicato sulla rivista Body Image, offre un contributo particolarmente interessante alla comprensione dello stigma basato sul peso, spostando l’attenzione da ciò che accade “fuori” a quella dimensione più sottile e pervasiva di ciò che viene costantemente anticipato e interiormente monitorato. Al centro dell’analisi troviamo infatti il concetto di consapevolezza dello stigma o stigma consciousness, introdotto originariamente da Elizabeth Pinel nel 1999, che descrive la “tendenza stabile” di una persona ad aspettarsi e interpretare le interazioni sociali attraverso la lente del proprio status stigmatizzato. Non si tratta semplicemente di sapere che esistono stereotipi, ma di vivere come se questi stereotipi fossero sempre attivi e determinanti nel modo in cui gli altri ci guardano, ci valutano e ci trattano. Al contrario, lo stigma anticipato è più situazionale e riguarda la previsione di possibili discriminazioni in contesti specifici, come palestra, lavoro o consulti medici, che può generare ansia e comportamenti di evitamento.

Studi condotti su diversi gruppi marginalizzati, minoranze etniche, donne, persone LGBTQ+ – hanno mostrato che livelli più alti di consapevolezza dello stigma sono collegati a esiti psicologici negativi, come minore autostima, maggiore ansia e depressione, aumento dello stress e peggioramento della salute fisica. In sintesi, essere costantemente consapevoli del proprio status stigmatizzato sembra avere conseguenze psicologiche sfavorevoli.

Nel contesto del peso corporeo, il weight stigma consciousness misura quanto le persone con peso superiore alla media percepiscono che il loro peso influenzi come le persone più magre le trattano e le giudicano.

È utile distinguere lo stigma consciousness da altre forme di stigma:

  1. Stigma del peso vissuto (Experienced Weight Stigma, EWS): episodi concreti di discriminazione o denigrazione dovuti al peso, sia espliciti sia più sottili o ambigui.
  2. Stigma interiorizzato (Internalized Weight Bias, IWB): applicazione personale di stereotipi negativi sul peso, con autocritica e senso di colpa.
  3. Microaggressioni legate al peso (Fat microaggressions, FM): forme sottili, spesso indirette o ambigue, di stigma che possono non essere intenzionalmente offensive ma percepite come stigmatizzanti, come commenti non richiesti sulla dieta o battute implicite sul peso.

Lo studio di Carels e colleghi ha avuto tre obiettivi principali:

  1. Analizzare la relazione tra la weight stigma consciousness e IWB, EWS e FM.
  2. Esaminare come la consapevolezza dello stigma sia associata a sintomi depressivi, all’autostima, all’apprezzamento del corpo, all’alimentazione emotiva e all’alimentazione intuitiva.
  3. Verificare se la consapevolezza dello stigma contribuisce a spiegare questi esiti, oltre e al di là dello stigma interiorizzato e vissuto, e delle microaggressioni.

Si ipotizzava che una maggiore consapevolezza dello stigma fosse associata a livelli più elevati di EWS e IWB, a maggiori sintomi depressivi e a un’alimentazione emotiva, e a minore autostima, a un apprezzamento corporeo e a un’alimentazione intuitiva.

Lo studio ha utilizzato un questionario online somministrato a 406 adulti statunitensi, selezionati per rispecchiare la distribuzione del BMI della popolazione. Per l’analisi relativa alla weight stigma consciousness, sono stati considerati solo i partecipanti con BMI > 25, ottenendo un campione di 288 individui.

  • L’EWS è stato valutato tramite la Stigmatizing Situations Inventory.
  • Le FM tramite la Fat Microaggressions Scale.
  • La consapevolezza dello stigma è stata misurata attraverso un questionario adattato dal costrutto originale di Pinel, con modifiche per il focus sul peso

I risultati confermano l’impatto negativo dello stigma sul benessere psicologico:

  • IWB e EWS, incluse le FM, sono associati a maggiore sintomatologia depressiva, minore autostima e apprezzamento corporeo, maggiore alimentazione emotiva e minore alimentazione intuitiva.
  • Il weight stigma consciousness è risultato positivamente correlato con IWB, EWS e FM, con una correlazione più forte con le FM rispetto alle forme più esplicite di stigma. Questo suggerisce che le persone con alta consapevolezza dello stigma interpretano più facilmente eventi ambigui come stigmatizzanti, probabilmente a causa di una maggiore vigilanza percettiva.

Nei modelli di regressione, la consapevolezza dello stigma spiegava tra il 3,7% e il 20% della varianza dell’autostima, dell’apprezzamento corporeo e dell’alimentazione intuitiva, oltre a IWB, EWS e FM. Non risultava associata all’alimentazione emotiva e non prediceva i sintomi depressivi una volta controllato lo stigma vissuto e interiorizzato.

Lo studio mette in luce le molteplici facce dello stigma basato sul peso. La consapevolezza dello stigma comporta un costo psicologico significativo, influenzando negativamente:

  • il senso di valore personale,
  • l’apprezzamento del corpo,
  • la capacità di ascoltare segnali di fame e sazietà.

Questi effetti non derivano da fragilità individuale, ma dalla vulnerabilità psicologica associata al vivere in un contesto sociale stigmatizzante. L’assenza di correlazione con l’alimentazione emotiva suggerisce che la semplice percezione di giudizio non basta a scatenare comportamenti alimentari disfunzionali; sono necessari eventi emotivamente stressanti concreti.

Le persone con BMI ≥25 possono sviluppare un’aspettativa cronica di essere giudicate in base al peso, con effetti negativi sulla psicologia e sul rapporto con il corpo, indipendentemente dallo stigma vissuto e interiorizzato.

La metafora del mosaico aiuta a comprendere la complessità: ogni tassello rappresenta un aspetto diverso dell’esperienza legata al peso – stigma interiorizzato, vissuto, microaggressioni, consapevolezza dello stigma – e solo osservando il mosaico nella sua interezza possiamo cogliere il quadro completo dell’impatto psicologico e sociale sull’individuo.

Dal punto di vista clinico, questa prospettiva ha implicazioni importanti. Intervenire esclusivamente sullo stigma interiorizzato o sulle esperienze di discriminazione non è sufficiente se non si lavora anche sull’aspettativa cronica di giudizio che molte persone portano con sé. Rafforzare la resilienza psicologica, il senso di agency, la sicurezza personale e una relazione più compassionevole con il proprio corpo diventa quindi un obiettivo centrale, non perché le persone siano “troppo sensibili”, ma perché vivono in un contesto sociale strutturalmente stigmatizzante.

Infine, come gli stessi autori riconoscono, lo studio presenta alcuni limiti, tra cui il disegno trasversale che non consente inferenze causali, la composizione poco eterogenea del campione e l’uso di una misura della weight stigma consciousness non ancora pienamente validata per il contesto del peso. Limiti che però non sminuiscono il valore del lavoro, ma anzi aprono la strada a future ricerche che possano approfondire ulteriormente il ruolo di questa dimensione spesso invisibile, ma profondamente impattante, dell’esperienza dello stigma.

Riferimento
Carels RA, DeRouen K, Metzler AL, Woodall P, Byrd R, Jansen E, Mansour L. The association between stigma consciousness and weight stigma, psychological well-being, positive body image, and eating behaviors. Body Image. 2026 Jan 28;56:102038. doi: 10.1016/j.bodyim.2026.102038. Epub ahead of print. PMID: 41610581. Full Text