Un’identità forte non basta contro lo stigma del peso

Daniele Di Pauli

“Una persona può avere un’identità forte e continuare a soffrire, non perché sia fragile, ma perché nessuna resilienza individuale può annullare completamente gli effetti di una discriminazione ripetuta e socialmente accettata.”

La teoria della self-complexity [1] sostiene che una persona che si definisce attraverso molteplici ruoli e caratteristiche positive dovrebbe essere meno vulnerabile quando uno di questi aspetti viene minacciato. Applicata all’obesità, questa teoria porta a ipotizzare che chi non identifica il proprio valore esclusivamente in base al peso corporeo possa risentire meno degli effetti dello stigma associato a una condizione di peso in eccesso.

Lukas Loreth e Julian Paffrath dell’Università di Kiel (Germania) hanno verificato questa ipotesi in due studi sperimentali condotti su oltre 700 adulti in con sovrappeso o obesità.

Il primo risultato conferma quanto già noto: la percezione di essere giudicati o discriminati per il proprio peso (weight-based social identity threat [2]) si associa a un peggioramento del benessere psicologico, con maggiore vergogna, rabbia, sintomi depressivi, solitudine e minore soddisfazione corporea.

L’aspetto più interessante riguarda invece la self-complexity. Sebbene una rappresentazione del Sé più ampia sia associata a un benessere generale migliore, non è risultata in grado di attenuare in modo consistente gli effetti dello stigma sul peso. In altre parole, avere diversi aspetti positivi della propria identità non sembra sufficiente a proteggere dall’impatto della discriminazione legata al peso.

Questo risultato ha un’implicazione clinica rilevante. Il disagio delle persone con obesità non può essere spiegato esclusivamente in termini di fragilità individuale o di scarsa autostima. Anche una persona con buone risorse psicologiche può continuare a soffrire se è esposta ripetutamente a esperienze di stigma ponderale.

Ciò non riduce l’importanza del lavoro terapeutico sull’identità personale. Aiutare il paziente a riconoscersi attraverso valori, relazioni, competenze e ruoli diversi dal peso resta un obiettivo importante. Tuttavia, questo studio ricorda che tale intervento, da solo, potrebbe non essere sufficiente. È necessario affrontare anche lo stigma del peso, l’auto-stigma e i contesti sociali che alimentano la discriminazione.

La principale riflessione che emerge da questo lavoro è che la resilienza individuale ha dei limiti: rafforzare il Sé è utile, ma non elimina gli effetti di un ambiente che continua a trasmettere messaggi di svalutazione.

In conclusione, per contrastare lo stigma sul peso è necessario un intervento a 360 gradi, poiché nessun ambito della vita — lavoro, istruzione, tempo libero, relazioni interpersonali, famiglia e ambiente sanitario — è immune da quella che viene definita una delle ultime forme di stigma socialmente accettate.

 

Fonte: Loreth, L., & Paffrath, J. (2026). Independent and opposing effects of self-complexity and weight-based social identity threat on well-being among larger-bodied people [Original Research]. Frontiers in Psychiatry, Volume 17 – 2026. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2026.1810126

[1] Per approfondire : Linville, P. W. (1985). Self-complexity and affective extremity: Don’t put all of your eggs in one cognitive basket. Social Cognition, 3(1), 94–120.

[2] Il concetto di weight-based social identity threat affonda le proprie radici nella teoria della Social Identity e nei lavori di Brenda Major e collaboratori. La social identity threat descrive la condizione in cui una persona teme di essere giudicata, stereotipata o trattata negativamente a causa della propria appartenenza a un gruppo sociale stigmatizzato. Jeffrey Hunger e il gruppo di Brenda Major hanno successivamente applicato questo modello allo stigma del peso, mostrando come la semplice anticipazione di essere valutati in base al proprio peso corporeo sia sufficiente a compromettere il benessere psicologico, le prestazioni cognitive e i comportamenti di salute. Per approfondire: Hunger, J. M., Major, B., Blodorn, A., & Miller, C. T. (2015). Weighed down by stigma: How weight-based social identity threat contributes to weight gain and poor health. Social and Personality Psychology Compass, 9(6), 255–268. https://doi.org/10.1111/spc3.12172