Obesità: definirla solo come una “malattia individuale” rischia di ostacolare la prevenzione?
Riccardo Dalle Grave
Un recente articolo pubblicato su JAMA Health Forum sostiene che il modo in cui oggi viene comunicata l’obesità possa avere conseguenze negative sulle politiche di prevenzione. Gli autori, esperti di salute pubblica e comunicazione politica, criticano la narrazione dominante che descrive l’obesità principalmente come una malattia cronica dell’individuo da trattare medicalmente.
Secondo gli autori, l’attenzione mediatica e politica concentrata sui trattamenti farmacologici — in particolare sui farmaci agonisti GLP-1 — rischia di rafforzare l’idea che il problema debba essere affrontato soprattutto con cure individuali, distogliendo l’attenzione dalle cause strutturali dell’epidemia di obesità.
L’articolo evidenzia come diversi studi dimostrino che le narrazioni centrate sulle storie personali e sulla responsabilità individuale riducano il sostegno dell’opinione pubblica verso politiche preventive efficaci, come:
- tasse sulle bevande zuccherate,
- regolamentazione degli alimenti ultraprocessati,
- limitazioni al marketing del junk food,
- interventi sull’ambiente alimentare.
Gli autori fanno un parallelo con il tabacco: il successo nella riduzione del fumo non è arrivato principalmente attraverso interventi clinici individuali, ma grazie a politiche pubbliche strutturali come tassazione, restrizioni pubblicitarie e limitazioni dell’accesso. Allo stesso modo, sostengono che anche per l’obesità serva un cambiamento di prospettiva che metta al centro le responsabilità dell’industria alimentare e delle politiche governative.
Secondo questa visione, la prevenzione richiede soprattutto volontà politica e interventi sull’ambiente obesogenico: sussidi alimentari distorti, diffusione di cibi ultraprocessati, marketing aggressivo e accessibilità di alimenti ad alta densità calorica.
Gli autori riconoscono l’importanza della cura clinica e del trattamento dell’obesità, ma ritengono che la comunicazione pubblica debba concentrarsi maggiormente sulle cause sistemiche dell’aumento dell’obesità nella popolazione. In altre parole, la medicina dovrebbe continuare a trattare le persone con obesità, mentre il dibattito pubblico dovrebbe focalizzarsi sulle trasformazioni dell’ambiente alimentare e sulle politiche di salute pubblica.
L’articolo conclude affermando che ridefinire l’obesità come problema politico e ambientale incontrerà inevitabili resistenze da parte delle industrie coinvolte, ma rappresenta un’importante finestra di opportunità per promuovere interventi preventivi più efficaci ed equi.
Commento
L’articolo pubblicato su JAMA Health Forum offre uno spunto molto interessante nel dibattito contemporaneo sull’obesità, evidenziando come il modo in cui il problema viene raccontato influenzi direttamente le politiche di salute pubblica. Uno dei principali punti di forza del lavoro è il richiamo alle determinanti ambientali, economiche e commerciali dell’obesità: gli autori sottolineano efficacemente il ruolo dell’industria alimentare, della diffusione degli alimenti ultraprocessati e delle politiche economiche che favoriscono ambienti obesogenici. Molto interessante è anche l’attenzione al tema del “framing” comunicativo: diversi studi citati mostrano che narrazioni incentrate esclusivamente sull’individuo tendono a ridurre il sostegno pubblico a interventi preventivi strutturali come la tassazione delle bevande zuccherate, la regolamentazione del marketing alimentare e le politiche di salute pubblica. Il parallelo con le strategie adottate contro il tabacco rappresenta inoltre un elemento forte dell’argomentazione.
Tuttavia, l’articolo appare meno convincente quando sembra contrapporre eccessivamente l’approccio clinico e prevenzione collettiva. Definire l’obesità come malattia non ha soltanto favorito la medicalizzazione del problema, ma ha anche contribuito a ridurre la stigmatizzazione morale delle persone con obesità e a migliorare l’accesso alle cure. Inoltre, prevenzione e trattamento non dovrebbero essere considerati strategie alternative, ma complementari: mentre le politiche ambientali producono effetti nel lungo periodo, milioni di persone necessitano oggi di un’assistenza clinica efficace. Anche il confronto con il tabacco presenta alcuni limiti, perché l’alimentazione è un comportamento biologicamente necessario e, sotto il profilo culturale, psicologico e sociale, molto più complesso. Infine, il rischio dell’articolo è quello di sostituire una semplificazione individualistica con una semplificazione esclusivamente politico-ambientale, trascurando la natura multifattoriale dell’obesità, in cui fattori biologici, genetici, psicologici e sociali interagiscono continuamente.
Nel complesso, il contributo è prezioso perché richiama con forza la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e di intervenire sui determinanti commerciali della salute, ma probabilmente una prospettiva realmente equilibrata dovrebbe integrare, e non contrapporre, l’approccio clinico e quello di salute pubblica.
Referenza
Hagenaars, L. L., Ennis, G., & Hendlin, Y. H. (2026). Harms of Framing Obesity as a Disease of Individuals. JAMA Health Forum, 7(5), e260968. https://doi.org/10.1001/jamahealthforum.2026.0968
