Anoressia nervosa atipica: proposta di un nuovo nome e di criteri diagnostici aggiornati
Riccardo Dalle Grave
Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente che i disturbi dell’alimentazione non possono essere compresi né diagnosticati facendo esclusivo riferimento al peso corporeo. In questo contesto si colloca il dibattito sull’anoressia nervosa atipica, una diagnosi introdotta nel DSM-5 per descrivere persone che presentano tutte le caratteristiche psicopatologiche dell’anoressia nervosa, pur avendo un peso nella norma o superiore alla norma. L’articolo di Walsh e colleghi pubblicato sull’International Journal of Eating Disorder il 4 gennaio 2026 propone una revisione critica di questo costrutto e avanza una nuova proposta diagnostica che ha importanti implicazioni cliniche e culturali.
Perché parlare di anoressia “atipica” è un problema
Il termine “anoressia nervosa atipica” nasce storicamente come categoria residuale. Già Hilde Bruch, negli anni Settanta, lo utilizzava per indicare quadri che non corrispondevano pienamente alla descrizione classica dell’anoressia nervosa. Con il tempo, tuttavia, il significato del termine si è trasformato: oggi viene applicato a persone che presentano una restrizione alimentare significativa, un’intensa paura di ingrassare e una marcata alterazione dell’immagine corporea, ma che non sono sottopeso secondo i criteri standard.
Il problema è che l’aggettivo “atipica” suggerisce implicitamente una forma meno grave o meno “vera” del disturbo. Numerosi studi dimostrano invece che le persone con diagnosi di anoressia nervosa atipica mostrano livelli di psicopatologia sovrapponibili, e talvolta superiori, a quelli dell’anoressia nervosa tipica, oltre a complicanze mediche rilevanti. Nonostante ciò, la collocazione della diagnosi nella categoria dei “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione con altra specificazione” (OSFED) contribuisce a una sua sottovalutazione sistematica.
Il peso non è il cuore del disturbo
Uno dei punti centrali dell’articolo riguarda la critica al ruolo attribuito al peso corporeo nella diagnosi. Storicamente, l’anoressia nervosa è stata definita dalla presenza di un peso “significativamente basso”. Tuttavia, in un contesto sociale in cui il peso medio della popolazione è aumentato, molte persone possono perdere quantità di peso clinicamente rilevanti senza rientrare nella categoria del sottopeso.
Le ricerche mostrano che non è il peso assoluto a predire la gravità del disturbo, bensì fattori come:
- l’entità della perdita di peso,
- la rapidità con cui avviene,
- la presenza di restrizione alimentare persistente,
- e la psicopatologia associata (paura di ingrassare, eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo).
In altre parole, una persona può essere gravemente malnutrita e psicologicamente compromessa pur avendo un indice di massa corporea nella norma.
Quanto è “significativa” una perdita di peso?
Un contributo importante dell’articolo è il tentativo di chiarire che cosa si intenda per “perdita di peso significativa”, un’espressione vaga che ha creato molta confusione clinica. Gli autori propongono di considerare clinicamente significativa:
- una perdita di almeno il 10% del peso corporeo in 6 mesi, oppure
- una perdita di almeno il 20% del peso corporeo in un anno,
indipendentemente dal peso di partenza. Questa indicazione è coerente con le linee guida di diverse società scientifiche e sottolinea che la gravità della restrizione non può essere valutata esclusivamente in base al BMI.
Il confronto con l’ICD-11
Un elemento particolarmente rilevante è il confronto con l’ICD-11, che adotta un approccio più inclusivo. Nell’ICD-11, infatti, la diagnosi di anoressia nervosa può essere posta anche in assenza di sottopeso, se la perdita di peso è rapida e sostanziale e sono presenti le caratteristiche psicopatologiche tipiche del disturbo. In questo sistema diagnostico, la categoria di “anoressia atipica” è stata eliminata.
Questo approccio riduce il rischio che persone con peso corporeo normale o elevato vengano escluse dalla diagnosi e, di conseguenza, dall’accesso alle cure. Tuttavia, gli autori sottolineano che nella pratica clinica il peso continua a esercitare un’influenza sproporzionata sulle decisioni diagnostiche, anche nei sistemi che, teoricamente, lo relativizzano.
La proposta: un nuovo nome e nuovi criteri
Alla luce di queste criticità, Walsh e colleghi propongono di sostituire il termine “anoressia nervosa atipica” con “disturbo dell’alimentazione simile all’anoressia nervosa (con peso nella norma o superiore alla norma)”, in inglese “Anorexia Nervosa–Like Eating Disorder” (ANLED).
La proposta ha due obiettivi principali:
- Eliminare il termine “atipico”, che minimizza il disturbo e contribuisce allo stigma.
- Sottolineare la continuità psicopatologica con l’anoressia nervosa, distinguendo il disturbo solo in base al peso attuale e non alla sua gravità.
Gli autori propongono criteri diagnostici specifici, che includono la restrizione alimentare con perdita di peso significativa, la paura di ingrassare e l’alterazione dell’immagine corporea, specificando che il peso rimane nella norma o al di sopra della norma, in base agli standard di popolazione (vedi Tabella).
Tabella. Criteri diagnostici proposti
Disturbo dell’alimentazione simile all’anoressia nervosa (con peso nella norma o superiore alla norma)
Criteri diagnostici
- Restrizione dell’apporto energetico rispetto al fabbisogno, tale da determinare una perdita di peso clinicamente significativa, mentre il peso corporeo rimane all’interno della norma o superiore alla norma per età, sesso e traiettoria di sviluppo*.
- Intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi.
- Alterazione del modo in cui il peso o la forma del corpo vengono vissuti, eccessiva influenza del peso o della forma del corpo sull’autovalutazione, oppure persistente mancanza di riconoscimento della gravità della perdita di peso.
- Il soggetto non ha mai soddisfatto i criteri diagnostici per l’anoressia nervosa e il disturbo non si manifesta esclusivamente nel corso della bulimia nervosa.
Specificazioni diagnostiche
* Perdita di peso clinicamente significativa
La determinazione della perdita di peso clinicamente significativa si basa sul giudizio clinico. A scopo orientativo, una perdita di peso pari ad almeno il 10% del peso corporeo in 6 mesi oppure il 20% in 12 mesi può essere considerata clinicamente significativa, indipendentemente dal peso corporeo attuale.
** Peso nella norma o superiore alla norma
La valutazione del peso corporeo si basa sugli standard dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Negli adulti (≥18 anni), un indice di massa corporea (BMI) ≥18,5 kg/m² è considerato nella norma.
Nei bambini e negli adolescenti devono essere utilizzati i percentili di BMI per età e sesso o la percentuale del BMI mediano. Un BMI compreso tra il 5° e l’85° percentile è considerato nella norma, mentre un BMI >85° percentile è considerato superiore alla norma.
Tali standard si basano su studi condotti prevalentemente su popolazioni nordamericane ed europee; per altre popolazioni (ad esempio quelle asiatiche) sono raccomandati criteri adattati.
Inserimento dei nuovi criteri nel DSM: opzioni e limiti attuali.
Una prima opzione sarebbe includere il disturbo come sottotipo formalmente riconosciuto dell’anoressia nervosa nella Sezione 2 del DSM-5-TR. Questa proposta rientrerebbe però nelle cosiddette Type 2 proposals, considerate modifiche sostanziali del manuale, che richiedono solide evidenze di validità.
Per essere accettata, sarebbe necessario dimostrare che questa condizione condivide con l’anoressia nervosa tipica:
- le caratteristiche cliniche fondamentali,
- le complicanze mediche,
- il decorso,
- la risposta al trattamento,
- e gli esiti a lungo termine.
Sebbene le evidenze disponibili mostrino che l’anoressia nervosa atipica presenta molte caratteristiche psicopatologiche e mediche sovrapponibili a quelle dell’anoressia nervosa, mancano dati fondamentali su aspetti cruciali quali il decorso clinico, la mortalità, il rischio suicidario e la risposta ai trattamenti nel lungo periodo. Inoltre, non sono disponibili studi sull’affidabilità diagnostica dei criteri proposti. Per questi motivi, gli autori concludono che le prove attuali non sono sufficienti a giustificare l’inclusione come sottotipo dell’anoressia nervosa.
Gli autori ritengono che l’opzione più appropriata, allo stato attuale delle conoscenze, sia l’inserimento dei criteri proposti nella Sezione 3 del DSM-5-TR, dedicata alle Condizioni che richiedono ulteriori studi. Questa scelta rientra tra le Type 6 proposals, pensate proprio per quadri clinici promettenti ma ancora insufficientemente validati.
L’inclusione in questa sezione consentirebbe di:
- studiare sistematicamente l’affidabilità dei criteri,
- approfondire il decorso e gli esiti a lungo termine,
- valutare la risposta ai trattamenti,
- chiarire il rapporto con l’anoressia nervosa tipica.
Gli autori ricordano che un percorso simile ha portato, in passato, al riconoscimento formale del disturbo da binge-eating nel DSM-5, dopo un periodo di inserimento nella sezione dei criteri per ulteriori studi.
Implicazioni cliniche e culturali
Questa proposta non è solo una questione terminologica. Ha profonde implicazioni cliniche, perché invita i professionisti a spostare l’attenzione dal peso ai comportamenti e alla psicopatologia, riducendo il rischio di diagnosi mancate o tardive. Inoltre, ha un importante valore culturale: riconoscere che l’anoressia nervosa può manifestarsi a qualsiasi peso contribuisce a contrastare stereotipi radicati, secondo cui solo le persone visibilmente sottopeso possono soffrire di un disturbo alimentare grave.
In particolare, l’uso del termine “atipico” sembra colpire in modo sproporzionato persone appartenenti a minoranze etniche o con corpi più grandi, che già incontrano maggiori ostacoli all’accesso alle cure.
Conclusioni
L’articolo di Walsh e colleghi rappresenta un passo importante verso una concettualizzazione più accurata e inclusiva dei disturbi dell’alimentazione. La proposta di ridefinire l’anoressia nervosa atipica come disturbo dell’alimentazione simile all’anoressia nervosa (con peso nella norma o superiore alla norma) aiuta a chiarire che la sofferenza non si misura in chilogrammi.
Per la comunità clinica e scientifica – e per realtà come AIDAP – questo lavoro rafforza un messaggio fondamentale: riconoscere precocemente la restrizione alimentare patologica, indipendentemente dal peso, è essenziale per offrire cure efficaci e ridurre il rischio di cronicizzazione. In definitiva, superare l’“atipico” significa avvicinarsi di più alla realtà clinica delle persone che soffrono.
Bibliografia
Timothy Walsh B, Golden NH, Attia E, First MB, Pike KM. Diagnostic Criteria for Atypical Anorexia Nervosa: A Proposal. Int J Eat Disord. 2026. doi: 10.1002/eat.70020.
