Bassa autostima e disturbi dell’alimentazione: cosa fare quando i due problemi coesistono

Riccardo Dalle Grave

Punti chiave

  • Alcune persone con disturbi dell’alimentazione hanno una scarsa, incondizionata e pervasiva opinione di sé
  • Questa caratteristica psicologica, poiché è di lunga durata e non sembra dipendere da circostanze o prestazioni, è chiama bassa autostima nucleare
  • Quando la bassa autostima nucleare coesiste con il disturbo dell’alimentazione, ostacola il cambiamento e dovrebbe essere affrontata dal trattamento
  • La bassa autostima nucleare può essere affrontata direttamente con procedure cognitivo-comportamentali o indirettamente migliorando il funzionamento interpersonale del paziente

 

Alcune persone hanno dei problemi psicologici aggiuntivi pronunciati che contribuiscono al mantenimento del loro disturbo dell’alimentazione e interferiscono con il trattamento. Uno dei problemi psicologici più comuni associati ai disturbi dell’alimentazione è la bassa autostima. Tuttavia, per ottimizzare il trattamento, è importante capire se l’autovalutazione negativa riportata dal paziente è secondaria al disturbo dell’alimentazione o è indipendente da esso.

Autocritica secondaria versus bassa autostima nucleare

La maggior parte delle persone che soffrono di un disturbo dell’alimentazione è autocritica a causa della percezione di non riuscire a raggiungere gli obiettivi estremi autoimposti di peso, forma del corpo e controllo dell’alimentazione. Questa forma di autovalutazione negativa può essere descritta come autocritica “secondaria”, perché si verifica in conseguenza di qualcos’altro. Questo aspetto dell’autovalutazione negativa non va affrontato dal trattamento perché non lo ostacola migliora spontaneamente una volta che il disturbo dell’alimentazione è stato trattato con successo.

Esiste però un sottogruppo di persone che ha una visione negativa di sé globale, incondizionata e pervasiva meno influenzata dallo stato del disturbo dell’alimentazione chiamata “bassa autostima nucleare”. Le persone con una bassa autostima nucleare credono di avere poco o nessun valore come individui e si descrivono come “inutili”, “stupide”, “non amabili”, “fallite”. Tendono anche a fare confronti negativi con gli altri. Altre caratteristiche specifiche della bassa autostima nucleare sono la presenza di pronunciate distorsioni cognitive negative, come la visione negativa del futuro e la convinzione nell’impossibilità di cambiare. Queste attitudini, chiamate “bias negativi cognitivi”, creano un potente ostacolo al cambiamento e al trattamento.

La tabella 1 descrive le caratteristiche principali che permettono di distinguere l’autocritica secondaria dalla bassa autostima nucleare.

 

Tabella 1 Caratteristiche dell’autocritica secondaria e della bassa autostima nucleare

Autocritica secondaria

  • Dipende dalle prestazioni attuali in ambiti importanti della vita
  • Varia a seconda delle circostanze, dei risultati o dei fallimenti (cioè, la persona non è persistentemente autocritica)
  • Le persone non equiparano i “fallimenti” specifici all’essere un fallimento come persona
  • Le persone non hanno una visione globalmente negativa di sé stesse

Bassa autostima nucleare

  • Presenza di una visione negativa globale e incondizionata di sé
  • La visione negativa globale non è correlata ai risultati e alle prestazioni
  • L’’autostima negativa diventa l’identità della persona
  • Le persone si confrontano costantemente in modo negativo con gli altri

 

Quando la bassa autostima nucleare coesiste con il disturbo dell’alimentazione, essa ostacola il cambiamento attraverso due meccanismi principali:

  1. Crea senso di impotenza e sfiducia sulla possibilità di cambiare, influenzando negativamente l’adesione al trattamento
  2. Spinge la persona a inseguire con particolare determinazione il raggiungimento del successo in domini considerati importanti nella valutazione di sé (per es. il controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del corpo), rendendo i cambiamenti in queste aree ancora più difficili (vedi Figura 1).

In questi casi è necessario affrontare direttamente la bassa autostima nucleare affinché il trattamento possa avere successo.

Figura 1. La bassa autostima nucleare intensifica il controllo del peso, della forma del corpo per far fronte al senso di non valere come persona

La bassa autostima nucleare è sempre di lunga durata ed è un fattore di rischio potenziale per lo sviluppo dell’anoressia nervosa o della bulimia nervosa, sebbene la sua insorgenza sia difficile da determinare. Inoltre, è particolarmente problematico identificare la presenza di bassa autostima nucleare quando il paziente ha una depressione clinica coesistente, perché le due condizioni condividono molte caratteristiche cliniche. In questi casi suggerimento è affrontare prima la depressione clinica coesistente e poi rivalutare la persistenza della bassa autostima.

Affrontare la bassa autostima nucleare

La terapia cognitivo comportamentale migliorata (CBT-E), un trattamento basato sull’evidenza per la cura di tutti i disturbi dell’alimentazione negli adulti e adolescenti, affronta la bassa autostima nucleare base con due strategie:

  • Direttamente con procedure cognitivo-comportamentali
  • Indirettamente migliorando il funzionamento interpersonale

Se il paziente ha evidenti bias cognitivi, è consigliabile affrontare direttamente la bassa autostima nucleare, mentre il metodo indiretto è più adatto se sembra fattibile poter aiutare il paziente a creare una rete autosufficiente di relazioni interpersonali positive.

Se si sceglie il metodo indiretto, si spiega al paziente che il modo migliore per migliorare l’autostima è quello di migliorare la qualità delle sue relazioni. Al contrario, se si sceglie il metodo diretto, la bassa autostima nucleare dovrebbe essere affrontata utilizzando strategie e procedure cognitivo-comportamentali standard (Fennell, 2016; Sartirana, Camporese, Dalle Grave, 2020). Il miglioramento dell’autostima è, comunque, facilitato anche da cambiamenti in altre aree, come il miglioramento della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione o del funzionamento interpersonale. Come per gli altri moduli aggiuntivi della CBT-E, la bassa autostima nucleare va affrontata assieme alla psicopatologia dei disturbi dell’alimentazione all’interno della seduta di psicoterapia.

 

Bibliografia

Dalle Grave R, Sartirana M, Calugi S. La gestione dei casi complessi nei disturbi dell’alimentazione. Verona: Positive Press; 2019.

Fairburn CG, Cooper Z, Shafran R, Bohn K, Hawker DM. Clinical perfectionism, core low self-esteem and interpersonal problems. In: Fairburn CG, editor. Cognitive behavior therapy and eating disorders New York: The Guilford Press; 2008. p. 197-221.

Fennell MJ. Overcoming low self-esteem: A self-help guide using cognitive behavioural techniques 2nd ed. London: Constable & Robinson; 2016.

Sartirana M, Camporese L, Dalle Grave  R. Vincere la bassa autostima. Un programma basato sulla terapia cognitivo comportamentale Seconda Edizione. Verona: Positive Press; 2020.