Preoccupazioni per l’immagine corporea e esiti del trattamento in adolescenti con anoressia nervosa

A cura di Cecilia Franchini

Associazione Disturbi Alimentari (ADA), Verona

La preoccupazione per l’immagine corporea è un costrutto fondamentale della terapia cognitivo comportamentale, uno dei due principali trattamenti raccomandati per i disturbi dell’alimentazione in questo gruppo di pazienti. Come tale, la terapia cognitivo comportamentale migliorata (CBT-E), adattata anche per gli adolescenti, presenta un modulo specifico per affrontare le preoccupazioni per l’immagine corporea.

Un recente studio condotto presso la Casa di Cura Villa Garda ha mostrato come le tre componenti cognitive “Preoccupazione per il peso e la forma del corpo”, “Paura di ingrassare” e “Sentirsi grassa” possono, in effetti, predire gli esiti della terapia cognitivo comportamentale in un campione di pazienti adulti con anoressia nervosa. Secondo la teoria transdiagnostica proposta da Fairburn, tali componenti sono le principali espressioni cognitive dell’ “Eccessiva valutazione per il peso, la forma del corpo e per il loro controllo”, considerata il nucleo psicopatologico centrale dei disturbi dell’alimentazione.

Sulla base del precedente studio, il gruppo di clinici e ricercatori italiani dell’Unità di Riabilitazione Nutrizionale di Villa Garda ha ipotizzato che la CBT-E per gli adolescenti sia associata a un significativo miglioramento delle preoccupazioni per l’immagine corporea dopo un anno e che alcune o tutte le componenti dell’immagine corporea al basale potrebbero predire cambiamenti nella psicopatologia specifica dell’anoressia nervosa. Per questo motivo, l’obiettivo di tale studio è stato quello di verificare il ruolo della preoccupazione per l’immagine corporea al basale nei cambiamenti del centile dell’indice di massa corporea (IMC) e degli esiti psicopatologici associati alla CBT-E negli adolescenti con anoressia nervosa.

Lo studio ha incluso 62 pazienti con diagnosi di anoressia nervosa ricoverati presso la clinica, con età compresa tra i 13 e i 18 anni, la maggior parte dei quali era di sesso femminile (96,8%). I pazienti sono stati trattati con la versione ospedaliera della CBT-E. La terapia prevedeva un periodo di 13 settimane di ricovero seguito da 7 settimane di day-hospital. Per tutti i pazienti sono stati registrati il centile dell’IMC prima e dopo il trattamento e nei follow-up a 26 e 52 settimane dalla fine del ricovero; oltre a questo sono stati somministrati al basale e alla dimissione l’intervista Eating Disorder Examination (EDE), per misurare la psicopatologia specifica del disturbo dell’alimentazione, e il Brief Symptom Inventory (BSI), per misurare, invece, la psicopatologia generale. Tramite la versione italiana convalidata dell’EDE, sono stati registrati i punteggi nelle sottoscale “Restrizione alimentare” e “Preoccupazione per l’alimentazione”, utilizzati come variabili di esito specifiche per l’anoressia nervosa. Oltre a questo per ogni paziente sono state valutate le tre componenti cognitive legate alla preoccupazione per l’immagine corporea; nello specifico, la “Preoccupazione per il peso e la forma del corpo” è stata valutata tramite la domanda “Hai speso molto tempo a pensare alla tua forma del corpo o al tuo peso?”, poiché, secondo la definizione di “preoccupazione” richiede che vi sia compromissione nella concentrazione. La componente legata alla “Paura di ingrassare” è stata invece valutata tramite l’item “Hai avuto paura di aumentare il peso?” e la domanda “Ti sei sentita grassa?” è stata usata per valutare la terza componente riguardante la “Sentirsi grassa”.

I risultati hanno mostrato che gli adolescenti con anoressia nervosa trattati con la CBT-E intensiva hanno ottenuto un miglioramento significativo e duraturo per quanto riguarda il centile di IMC, con più del 96% dei pazienti che ha raggiunto alla dimissione un centile di IMC corrispondente al cut-off del peso normale all’età di 18 anni e più dell’80% ha mantenuto questo risultato dopo un 1 anno dalla fine della terapia. Inoltre, il trattamento era associato ad una significativa riduzione dei punteggi nella psicopatologia generale e in quella specifica. Le tre componenti cognitive legate alla preoccupazione per l’immagine corporea erano strettamente correlate l’una con l’altra, confermando che costituiscono un costrutto più ampio. Inoltre, la CBT-E è stata associata a riduzioni significative in tutte e tre tali componenti.

Punteggi più elevati al basale della “Paura di ingrassare” e “Sentirsi grassa”, hanno predetto un miglioramento più lento nel tempo del centile di IMC. Questo sta ad indicare come tali componenti siano variabili clinicamente rilevanti, che dovrebbero essere sempre valutate dai clinici al basale. Detto questo, i ricercatori sostengono che questi dati non implicano alcuna relazione tra il cambiamento di componenti della preoccupazione per l’immagine corporea che si verifica durante il trattamento e il cambiamento del centile di IMC nel tempo. Se interpretato alla luce del suo modello teorico di riferimento, questo risultato conferma che la CBT-E, come indicato nel manuale di trattamento originale, funziona nel suo complesso; in altre parole, il miglioramento del peso corporeo sembra essere mediato dalla applicazione complessiva della CBT-E piuttosto che dalle sue singole componenti. Riprendendo le parole di Fairburn, infatti, “la CBT-E non è semplicemente una collezione di tecniche: la somma è più delle sue parti”.

Lo studio ha, inoltre, mostrato come punteggi più alti al basale nelle componenti considerate predicessero punteggi più bassi nelle variabili “Preoccupazione per l’alimentazione”, “Restrizione alimentare” e nella psicopatologia generale al momento della dimissione. Ciò indica che la preoccupazione per l’immagine corporea può giocare un ruolo centrale nel trattamento dell’esito del trattamento psicopatologico nei pazienti adolescenti con tale diagnosi.

Uno dei principali punti di forza di questo studio è dato dal numeroso campione di pazienti adolescenti con anoressia nervosa, che è stato possibile trattare con una terapia basata sull’evidenza e in un contesto reale. Inoltre, questo è il primo studio longitudinale che ha analizzato le specifiche componenti della preoccupazione per l’immagine corporea e il loro ruolo negli esiti del trattamento in pazienti adolescenti con anoressia nervosa. Tuttavia, si possono riscontrare alcuni limiti dello studio: infatti, pur avendo raccolto i dati del centile di IMC ai follow-up, non è stata valutata la psicopatologia specifica in questi momenti. Inoltre, per valutare le diverse componenti della preoccupazione per l’immagine corporea, sono stati selezionati solo alcuni item, come fatto in precedenza in altri studi che valutavano la preoccupazione per l’immagine corporea in pazienti con disturbi dell’alimentazione. Ciononostante, i dati di questo studio risultano essere molto rilevanti, poiché da un lato fanno luce sui meccanismi che mantengono l’anoressia nervosa in pazienti adolescenti e dall’altro suggeriscono che la CBT-E intensiva è in grado di produrre una significativa riduzione della preoccupazione per l’immagine corporea e della psicopatologia, oltre alla normalizzazione del peso corporeo, in circa l’80% dei pazienti al follow-up di 1 anno. È importante, infine, sottolineare che lo studio fornisce anche un supporto all’ipotesi che la preoccupazione per l’immagine corporea sia una caratteristica fondamentale della psicopatologia del disturbo dell’alimentazione, piuttosto che un semplice epifenomeno.

Fonte: Calugi, S., & Dalle Grave, R. (2019). Body image concern and treatment outcomes in adolescents with anorexia nervosa. International Journal of Eating Disorders. doi:10.1002/eat.23031

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