Disturbo da binge-eating associato all’obesità: il problema non risolto della perdita di peso

Riccardo Dalle Grave

La terapia cognitivo comportamentale  per i disturbi dell’alimentazione (CBT-ED) e la psicoterapia interpersonale (IPT) sono gli interventi per il disturbo da binge-eating (BED) con la maggiore evidenza di efficacia. Entrambi gli interventi producono un tasso di remissione del BED maggiore del 50% fino a un follow-up di 48 mesi, ma non determinano una perdita di peso significativa [1]. Risultati promettenti (46% di remissione) sono stati ottenuti anche dall’auto-aiuto guidato basato sulla CBT-ED, un trattamento in cui il terapeuta guida il paziente a seguire le indicazioni di un manuale in 10-12 incontri di 20-30 minuti, ma anche questo intervento non produce una perdita di peso significativa [1]. Tuttavia, le linee guida NICE del 2017 raccomandano come trattamento di prima scelta per gli adulti con BED l’auto-aiuto guidato basato sulla CBT-E. Se questo intervento è inaccettabile, controindicato o inefficace dopo quattro settimane, le linee guida raccomandano di offrire ai pazienti la CBT-ED di gruppo o individuale [2]. Le linee guida di NICE consigliano anche di spiegare ai pazienti con BED che “i trattamenti psicologici finalizzati al trattamento degli episodi di abbuffata hanno un effetto limitato sul peso corporeo e che la perdita di peso non è un obiettivo terapeutico di per sé” [2].

Al  fine di fornire un’opzione di trattamento a “tuttotondo” per i pazienti con BED associato all’obesità, sono stati testati programmi di perdita di peso basati sulla terapia comportamentale dell’obesità (BT-OB) e la chirurgia bariatrica. Tuttavia, i dati disponibili suggeriscono che la BT-OB non è efficace quanto la CBT o la IPT nel ridurre la frequenza degli episodi di abbuffata. Inoltre, sebbene la BT-OB produca una maggiore perdita di peso a breve termine, al follow-up a 2 anni la perdita di peso non è più significativamente diversa da quella raggiunta con la IPT e l’auto-aiuto guidato basato sulla CBT-ED [3]. La presenza di BED sembra anche predire una minor perdita di peso e un aumento di peso maggiore nei pazienti trattati con la chirurgia bariatrica. In molti pazienti con BED, infatti, dopo l’intervento chirurgico ricompaiono episodi ricorrenti di  abbuffata che, sebbene nella maggior parte siano soggettivi per le limitazioni anatomiche imposte dalla resezione gastrica, nel lungo periodo producono inevitabilmente un recupero del peso [4].

I numerosi farmaci testati per il BED hanno determinato nella maggior parte dei casi una riduzione degli episodi di abbuffata superiore al placebo [5]. Tuttavia, ad eccezione del topiramato, che ha dimostrato di ridurre a breve termine (12 settimane) in modo significativo sia gli episodi di abbuffata sia il peso corporeo nel breve termine, ma è gravato spesso da importanti effetti collaterali, tutti gli altri farmaci testati hanno avuto un effetto minimo sulla perdita di peso. Nel 2015 la Food and Drug Administration ha approvato lisdexamfetamina dimesylate (LDX) sulla base di alcuni studi che hanno dimostrano la sua superiorità a breve termine rispetto al placebo nel ridurre gli episodi di abbuffata dopo 12 settimane di trattamento (40% remissione con LDX  vs 21% con placebo [5]. Tuttavia, la LDX (non in commercio in Italia) è uno stimolante e il suo uso è limitato, perché non è indicato per la perdita di peso o per l’obesità; inoltre ha un elevato rischio potenziale di causare abuso/dipendenza. L’aggiunta dei farmaci alla CBT-ED non ha neanche mostrato di migliorare l’esito del trattamento sia a breve che a lungo termine del BED [2].

In conclusione, i dati disponibili indicano che il BED risponde abbastanza bene agli interventi psicologici, in particolare alla CBT-ED, alla IPT e all’auto- guidato basato sulla CBT-ED, ma l’efficacia di questi trattamenti è limitata dal fatto che nessuno di essi produce una significativa perdita di peso. Anche la BT-OB e gli approcci farmacologici hanno fallito nel determinare una significativa perdita di peso a lungo termine, e la chirurgia bariatrica, un trattamento riservato solo al sottogruppo di pazienti con obesità grave, non sembra risolvere nel lungo termine il problema della perdita di controllo nei confronti dell’alimentazione. Questi dati, confermati da numerosi studi controllati e randomizzati, indicando la necessità e l’urgenza di progettare e testare nuovi trattamenti per il BED associato all’obesità che siano in grado di produrre sia la remissione dagli episodi di abbuffata sia una riduzione significativa e salutare del peso a lungo termine.

 

Bibliografia

  1. Grilo CM. Psychological and behavioral treatments for binge-eating disorder. J Clin Psychiatry. 2017;78 Suppl 1:20-4. doi:10.4088/JCP.sh16003su1c.04.
  2. National Institute of Clinical Excellence (NICE). Eating disorders: recognition and treatment (NG69). 2017.
  3. Wilson GT, Wilfley DE, Agras WS, Bryson SW. Psychological treatments of binge eating disorder. Arch Gen Psychiatry. 2010;67(1):94-101. doi:10.1001/archgenpsychiatry.2009.170
  4. Devlin MJ. Binge eating disorder. In: Brownell KD, Walsh BT, editors. Eating disorders and obesity: A comprehensive handbook. New York: Guilford Press; 2017. p. 192-7
  5. McElroy SL. Pharmacologic treatments for binge-eating disorder. J Clin Psychiatry. 2017;78 Suppl 1:14-9. doi:10.4088/JCP.sh16003su1c.03

 

Questo sito utilizza cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su “Maggiori informazioni”. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su "Accetto" acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi